Secondo Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, un ipotetico condono fiscale non sarebbe la scelta giusta, perché in un certo senso andrebbe a premiare i furbi quando ora c’è il bisogno che tutti paghino le tasse e rispettino le regole: lo ha dichiarato durante la trasmissione “Che tempo che fa” nell’intervista rilasciata al conduttore {#Fabio Fazio}.

Malgrado dalla maggioranza arrivi l’idea di un possibile nuovo condono, la leader degli industriali giudica male questo provvedimento e pensa che non verrà effettuato. La top manager sostiene che al momento servano manovre strutturali per ridurre il debito e il deficit; il condono darebbe un messaggio sbagliato proprio ora in cui è assolutamente necessario combattere evasione fiscale e illegalità.

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La Marcegaglia, dopo aver criticato il governo sulle manovre eseguite, indica nelle riforme la chiave per la ripresa: urge un decreto sviluppo, attuato nel più breve tempo possibile, perché già ora si stanno sprecando risorse.

Quanto a una sua entrata in politica nel terzo polo, la numero uno degli industriali boccia nettamente ogni ipotesi, negando i contatti con Casini: tutte le voci in merito sarebbero illazioni, che a volte prendono la piega di strumentalizzazioni, poiché fra lei e il leader Udc esisterebbe un rapporto di stima e amicizia ma nessun dibattito in questo senso. Quando il 24 maggio scadrà la sua presidenza in Confindustria, la Marcegaglia ha espresso l’intento di tornare a fare l’imprenditrice e la mamma a tempo pieno:

«Voglio tornare a fare l’imprenditore: un imprenditore che fa bene il suo mestiere ha già un ruolo importante».

Sul suo successore la leader prende le distanze, non facendo nomi: i presidenti uscenti non si occupano infatti della campagna elettorale e la manager intende rispettare questa regola, convinta che sarà individuato il giusto candidato presidente di tutti. Interrogata infine in merito alla Fiat, la Marcegaglia ha rivelato di non sapere le ragioni della rottura del gruppo con Confindustria:

«Noi rappresentiamo imprese anche disponibili alla rottura per cambiare, ma anche convinte che per continuare a produrre in Italia bisogna trovare una convergenza con i sindacati e i lavoratori. No allo scontro continuo».

Fonte: AdnKronos