Re Giorgio ha presentato in occasione di Milano Moda Donna, la collezione Autunno Inverno 2016/2017 Emporio Armani: dieci minuti di rigore inappuntabile, come è di norma in casa Armani.

La location è la solita: in Zona Tortona, divenuta negli ultimi anni un vero spazio della creatività, è collocata nella ex-fabbrica dismessa della Nestlé, la sede di Armani (in via Bergognone 59), che ospita il Teatro Armani, progettato all’architetto giapponese di fama mondiale Tadao Ando, che ha pensato per lo spazio da rivitalizzare ad una fusione di cemento, acqua e luce, tre elementi protagonisti di tutti i suoi progetti.

Per la linea giovane, Armani sceglie un mood di geometrie fluo, che ricordano la celeberrima collezione Yves Saint Luarent dedicata a Mondrian, nel 1965. E sono tanti i richiami agli anni Sessanta, a cominciare dalle lunghezze delle gonne, perfette per le giovanissime a cui la collezione è riservata. Le linee strutturate e rigide dei tagli si ingentiliscono con tessuti morbidissimi, tra cui molto velluto e tante pellicce, declinate in cappotti, bolerini, intarsi e stole multicolor.

Galleria di immagini: Emporio Armani, le foto della collezione Autunno Inverno

Le maniche, come visto un po’ su tutte le passerelle, si gonfiano e diventano importanti, a mixare dei codici tipicamente classici con stilemi degli anni Ottanta: i tailleur morbidi sono ora lucidi ora pelosi, i pantaloni sono alla caviglia e spesso arricchiti da grosse pieghe sul davanti, ogni tanto compare qualche trasparenza.

Il bianco e nero, dominanti, sono interrotti da colori fluo, come il rosa, il giallo, l’azzurro; il verde viene declinato anche in una nuance muschio molto intensa.

Le scarpe sono rigorosamente a punta e le borse si portano a mano, che siano clutch o tracolle.

Insomma, una collezione sull’onda della classicità, adatta a una giovane che ama il bon ton ma vuole improvvisare con accessori e dettagli, in un sapiente divertissement di mixaggio del passato, proprio come la colonna sonora della sfilata, che vira sull’house il Lago dei cigni di Čajkovskij: per Re Giorgio deve essere stato un gioco da ragazzi.