Uno Studio Cnel ha evidenziato la crescita e lo sviluppo dell’energia eolica in Italia, ma ha riportato alla luce anche la spada di Damocle che da anni pesa sul settore: la cosiddetta ”mafia del vento”.

Un rischio da non sottovalutare, quello della criminalità organizzata e del controllo ambientale già esercitato in altri settori, dove l’infiltrazione mafiosa è più tangibile. E va combattuta ad ogni livello, secondo il Cnel: potenziando le indagini patrimoniali fino alla completa tracciabilità delle risorse assegnate, rafforzando il collegamento tra le forze di polizia mediante informazioni e banche dati integrate e rendendo obbligatoria la certificazione antimafia.

Inoltre, i Prefetti possono applicare anche l”interdittività atipica”, rifiutando il certificato antimafia anche solo per semplici sospetti, ripete il Cnel. Purtroppo, sotto l’aspetto dei provvedimenti anticorruzione, l’Italia è arretrata rispetto agli altri Paesi UE: l’Italia è, infatti, l’unico stato europeo che non ha ancora ratificato il principio del “traffico di influenza” della Convenzione internazionale europea anticorruzione, che consente di imporre sanzioni a chi riceve tangenti quale intermediario per far acquisire benefici da un pubblico ufficiale.

Nel nostro Paese per realizzare un progetto occorrono cinque lunghi anni, mentre in Germania e in Spagna bastano circa sei mesi. L’Italia è quindi arretrata anche dal punto di vista burocratico. Il Cnl, Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, sollecita la semplificazione e lo snellimento dei tempi. La ”mafia del vento” è ancora una minaccia molto pericolosa anche per l’energia eolica.

È il caso di ricordare che la mafia del vento fu scoperta nel febbraio 2009: una lobby mafiosa e politica controllava gli appalti per la costruzione di numerosi impianti eolici in Sicilia. Ci furono allora otto arresti nel trapanese. L’operazione denominata “Eolo” era condotta dal gip del tribunale di Palermo Antonella Consiglio e si concluse appunto con otto arresti. Ma questo non servì, evidentemente, a fermare la mafia.

Sappiamo che Cosa Nostra è capace di infilare i suoi tentacoli in tutti i settori della società e dell’economia ed è riuscita a controllare un giro di affari che ha fatto registrare incassi record per le finanze dei boss. Dalla mafia della droga a quella degli appalti, dalla mafia dei colletti bianchi a quella dei camici bianchi, dalla mafia ecologica alla mafia del vento. Infatti quella volta nel mirino dei boss era finita la realizzazione degli impianti eolici nell’isola.

Nel 2009 un’inchiesta aveva permesso di sgominare una vera e propria lobby che controllava attività economiche, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici nel settore della produzione di energia elettrica mediante impianti eolici, anche attraverso lo scambio politico-mafioso di voti. Politici, burocrati, imprenditori siciliani e non solo, avrebbero permesso alla famiglia mafiosa di Mazara del Vallo di mettere le mani su un giro d’affari vertiginoso. Ma ora, insiste il Cnl, è l’ora di frenare la marcia di questa ”fetta marcia” del nostro Paese, per il presente e per il futuro delle nuove generazioni.