In Italia si sottopone all’anestesia epidurale il 20% circa delle partorienti, contro il 75% delle francesi e il 60% delle spagnole in sala parto. A riferire i dati è la Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva, in una tavola rotonda sulla sicurezza in sala parto presso la sede Siaarti a Roma, promossa nell’ambito della campagna Sicura, dei Gruppi di studio Sicurezza in Anestesia e Rischio Clinico. Come spiega Massimo Antonelli, presidente Siaarti:

La campagna Sicura intende proseguire il cammino iniziato lo scorso anno, condividendo con la cittadinanza i problemi di chi deve sottoporsi ad un intervento chirurgico, onde raggiungere una piena tranquillità, sicurezza e serenità dell’atto operatorio.

La categoria degli anestesisti è sempre più coinvolta nella cura della donna al momento del parto e svolge un ruolo fondamentale ma, come sottolineano tutti i partecipanti alla tavola rotonda, la prima responsabilità è sempre quella di garantire la sicurezza della donna che sta dando alla luce il bambino.

Nonostante il Comitato Nazionale di Bioetica abbia definito l’analgesia epidurale il “mezzo che la medicina offre per compiere una libera scelta e per realizzare un maggior grado di consapevolezza e di partecipazione all’evento parto”, in Italia, come spiega la Società italiana di anestesia, le richieste delle partorienti interessate all’epidurale sono spesso disattese:

Nel 2011 è stato sottoposto a epidurale il 20% delle partorienti, percentuale modesta a confronto con altri Paesi europei. In Francia, per esempio, già nel 2003 l’epidurale era praticata nel 75% dei parti, in Spagna nel 60%.

In Italia, purtroppo, solo alcune Regioni hanno ritenuto opportuno accollarsi gli oneri di spesa per garantire all’utenza l’analgesia per il travaglio ed il parto 24 ore su 24. Come acclarato dal Comitato Nazionale di Bioetica, nelle strutture sanitarie di altre Regioni il servizio di analgesia per il travaglio ed il parto “è lasciato alla buona volontà delle strutture e alle sue varie componenti: non esiste, infatti, per questo tipo di assistenza, alcun incentivo di natura economica”.

A giudizio degli esperti del settore e dall’analisi di dati parziali provenienti da singole realtà ospedaliere, sembrerebbe che nel nostro Paese coesisterebbero alcuni ospedali di eccellenza che offrono l’analgesia in regime convenzionale H24 registrando richieste eccedenti il 90% delle partorienti, accanto ad altri, e sarebbero la maggioranza, in cui tale opzione terapeutica avverrebbe garantita saltuariamente e con difficoltà.