Nonostante il rischio teratogeno legato alla terapia antiepilettica (leggi qui tutti i dati), le donne che soffrono di questo disturbo neurologico non devono rinunciare al desiderio di essere madri: le possibilità di avere un bambino sano sono particolarmente alte (90%) e aumentano se la gravidanza è programmata con un certo anticipo, in modo da poter modificare adeguatamente la propria terapia e il proprio regime di vita con particolare attenzione alla qualità del sonno e l’aumento del peso. Il parto, inoltre, non costituisce necessariamente un momento di rischio per madre e bambino, tanto è vero che la maggior parte delle nascite avviene in modo naturale. E l’allattamento? Come deve regolarsi una donna che assume una terapia contro le crisi?

Generalmente l’allattamento al seno è consigliato a tutte le donne che lo desiderino in quanto alimentazione con il latte materno comporta indubbi vantaggi e la dose di farmaco che passa dalla mamma al bambino è minima; è comunque necessario informarsi sulla capacità dei medicinali assunti di indurre sonnolenza o senso di affaticamento perché quelli in grado di provocare effetti sedativi nella madre possono far sì che il neonato si assopisca più facilmente.

Nel caso in cui le crisi della mamma siano scatenate da risvegli precoci, è assolutamente vietato alla donna alzarsi di notte per allattare il piccolo e sarà necessario chiedere aiuto al neo-papà o a un parente perché dia al bambino il biberon con il latte materno, prelevato in precedenza con un tiralatte.

Ecco alcuni consigli della E.L.O. (Epilessia Lombarda Onlus) per la cura del piccolo:

1. Cambiate il piccolo per terra, tenendo la schiena appoggiata al muro: in questo modo eviterete di cadere sul piccolo in caso di crisi.

2. Circondatevi di cuscini quando tenete il bambino in braccio.

3. Assicuratevi che qualcuno sia presente in casa quando gli fate il bagnetto; se non c’è nessuno con voi, preferite lavare il piccolo con una spugnetta.

4. Cercate di dormire un numero adeguato di ore.

5. Non esitate ad accettare l’aiuto dei vostri cari, specie se il bambino è molto piccolo.

Rimane da sciogliere un dubbio che spesso preoccupa le donne che soffrono di epilessia: il mio bambino erediterà questa malattia?

Dai genitori si eredita la soglia epilettogena: le persone la cui soglia è più bassa hanno una maggiore possibilità di soffrire di epilessia, ma questo non significa che anche vostro figlio sarà malato. L’epilessia, infatti, viene ereditata solo in casi molto rari.

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