Durante una scampagnata, una passeggiata lungo un sentiero di montagna, una gita nella macchia mediterranea, in campeggio, è sempre il momento giusto per trovare erbe selvatiche da raccogliere e conservare.

Alcune delle erbe e piante selvatiche, infatti, si possono mangiare subito, per uno spuntino al volo, ma anche portare a casa, conservare ed utilizzare in un secondo momento per usufruire delle loro numerose e varie proprietà benefiche. Molte di esse, infatti, sono note anche come rimedi naturali per vari problemi fisici.

Ovviamente l’identificazione e l’uso di piante selvatiche richiede particolare cura e attenzione, non bisogna assolutamente mangiare qualcosa a meno che non si sia assolutamente sicuri che sia commestibile. Una buona idea è – per le prime volte – fare riferimento a un esperto sul campo, che possa indicare le erbe selvatiche giuste, e poi incrociare le informazioni apprese con un libro fotografico dettagliato da portare con sé.

Importante anche conoscere il consiglio del proprio medico su eventuali effetti negativi delle erbe con principi attivi, ed essere sicuri che le piante non abbiano subito trattamenti con prodotti chimici, che non siano cresciute in terreni contaminati da rifiuti tossici o troppo vicino a una strada fonte di polvere o inquinamento da gas di scarico.

Galleria di immagini: Erbe selvatiche commestibili, le foto per riconoscerle

In tempo di vacanze, quando si può trovare qualche ora in più per rilassarsi nella natura e passeggiare, ecco le migliori erbe selvatiche da raccogliere e conservare.

  • Trifoglio bianco. Il trifoglio bianco (dai fiori bianchi) è ricco di proteine, si può inserire facilmente nelle insalate, cogliendolo prima che fiorisca. Per conservarlo è possibile realizzare dai capolini e dai baccelli seccati una farina da spargere sugli alimenti cotti o da sciogliere in acqua per una tisana dalle proprietà antireumatiche, depurative, oftalmiche, detergenti e toniche.
  • Dente di leone. Il dente di leone (o tarassaco), con il suo allegro fiore giallo, si trova ovunque e si può mangiare crudo o cucinare per togliere il sapone amaro. Si può bere addirittura l’acqua di cottura della pianta come un tè e utilizzare il fiore come guarnizione per un’insalata, in quanto i denti di leone sono ricchi di vitamina A, vitamina C e beta-carotene. Le foglie vanno conservate appena raccolte congelandole, se si raccoglie anche il fiore si può bollire un minuto, raffreddare e poi congelare.
  • Kudzu. Il kudzu, o Pueraria montana, è una pianta infestante di origini asiatiche simile all’edera, ma dai bei fiori color porpora, particolarmente diffusa nel Nord Italia in quanto sfuggita alla coltivazione. Foglie, radici e fiori possono essere consumati crudi, cotti al vapore o bolliti. La polvere ricavata dalle radici essiccate permette di conservarla e ottenere tisane utili contro i disturbi intestinali.
  • Farinello. Il farinello comune, o chenopodio, fiorisce all’inizio dell’estate e può essere consumato sia cotto che crudo in insalata: in questo caso si utilizzano solo le foglioline. Nello stadio più avanzato si possono utilizzare anche le cime fiorite come i broccoli, eventualmente da cucinare e congelare. Nonostante l’alto contenuto di proteine, vitamina A, calcio, fosforo e potassio va consumato con parsimonia per gli alti livelli acido ossalico.
  • Cipolla selvatica. Nota anche come aglio selvatico, questa pianta è commestibile e può essere tagliata in insalate e inserita in zuppe, soffritta con il peperoncino al posto di aglio o cipolla e stufata. Per riconoscerla abbiate l’accortezza di sentire se odora di cipolla o di aglio quando la sradicate dal terreno, in caso contrario meglio cercare altro. Il bulbo si può conservare sott’olio.
  • More. Il frutto di pianta selvatica che tutti abbiamo mangiato almeno una volta nella vita. Maturano tra agosto e settembre e se resistete dal mangiarle tutte in un sol colpo potrete conservarle facendo una marmellata più buona di qualsiasi altra che potrete mai acquistare.