Ci sono dei registi di cui si sente davvero la mancanza e che è sempre un piacere ritrovare in sala con un film nuovo. Se poi il film è un lavoro assolutamente illuminato, allora il piacere sarà doppio.

Uno di questi è sicuramente Ermanno Olmi, il bravissimo autore dell'”Albero degli zoccoli“, che nel lontano ’78 gli conferì la Palma d’Oro a Cannes e, l’anno dopo, il premio César come miglior film straniero. Olmi sbarca a Venezia con un film fuori concorso, ma che avrebbe sicuramente potuto gareggiare con gli altri, visto l’alto livello sia sul piano registico che su quello legato proprio alla storia narrata.

Galleria di immagini: Ermanno Olmi

Il villaggio di cartone” è il titolo della sua ultima fatica, una pellicola ricca di temi importanti e molto attuali, come ad esempio quello dell’accoglienza nei confronti dell’altro. In sala stampa non sono per altro mancate alcune forti dichiarazioni del regista, che lasciandosi prendere dall’argomento, ha persino rivolto un attacco duro alla Chiesa e a coloro che si definiscono cattolici.

E in effetti il film si apre proprio con una chiesa, sconsacrata sì, ma che solo dopo esser stata privata di tutti i suoi orpelli religiosi, diventa un vero luogo di accoglienza per gli extracomunitari. Un posto dove realmente si sente la presenza di Dio.

L’ormai 80enne regista, sempre un po’ schivo dai riflettori e spesso dubbioso sul continuare la carriera cinematografica, ritorna con un film che è anche un messaggio di solidarietà umana:

“Troppo facile inginocchiarci di fronte a un crocifisso, che è solo un simulacro di cartone. Bisogna, invece, accogliere chi soffre come gli extracomunitari, gli emarginati, i drogati. Se non apriamo la nostra casa, anche intima, e se non ci liberiamo degli orpelli, come possiamo comunicare con gli altri? Così facendo siamo destinati a diventare delle maschere, degli uomini di cartone“.

Fonte: SKY Tg24