Passano gli anni, e spesso negli incubi delle persone adulte ricorrono i tanto temuti e attesi esami di maturità, che danno il tormento solitamente in misura maggiore rispetto ai vari test universitari, discussioni di tesi di laurea comprese.

Perché? Perché la maturità segna la fine di un’epoca, spesso accompagnata da un bivio: proseguire gli studi o cercarsi un lavoro? Molto più che i vari esami che si affronteranno nella vita, tuttavia, quelli che segnano la fine delle scuole superiori coinvolgono tutta la famiglia, perché si vive ancora in casa con i genitori e, inevitabilmente, le ansie e le tensioni si moltiplicano.

Si vorrebbe aiutare i propri figli ad affrontare questo momento spavaldi e fiduciosi, e le preoccupazioni legate alle scelte riguardo il futuro non mancano, ma spesso ci si ritrova a rivivere i propri esami a distanza di molti anni e a contagiare i giovani protagonisti con incertezze e rimpianti. C’è un modo giusto per vivere il delicato periodo della maturità?

“Oltre a essere la prima prova davvero concreta che un ragazzo deve sostenere, coincide con un effettivo cambiamento di vita. Finché si va al liceo si è spensierati, ancora irresponsabili, poi è come se finisse il gioco e da quel momento cambia la vita perché si deve pensare davvero al futuro, al lavoro. Questo cambiamento può far andare in crisi e, in ragazzi particolarmente sensibili, può anche provocare vere e proprie crisi di panico”.

Paola Vinciguerra, psicologa e psicoterapeuta, Presidente dell’Eurodap, ci ha dato una definizione completa ed esaustiva degli esami, illustrando le possibili conseguenze nei ragazzi particolarmente sensibili. Un occhio alla dieta dei figli, valutando anche se riposano un numero sufficiente di ore durante la notte, sono il punto di partenza. Ma non basta.

È necessario che anche mamma e papà tengano sotto controllo le eventuali preoccupazioni, evitando di fare continue domande per verificare il livello di preparazione dei ragazzi. Meglio dare pochi consigli indispensabili limitandosi, poi, a intervenire solo su richiesta dei figli. Sarà senza dubbio difficile astenersi dall’essere presenti in ogni momento della giornata pronti a dispensare dritte e nozioni, tuttavia bisognerebbe ricordarsi che non si ha più a che fare con dei bambini.

Per allentare la tensione, invece, ben vengano gruppi di studio e incontri pomeridiani tra i compagni di classe, così come pause di svago e passatempi preferiti. Insomma, sembra che in questo caso i genitori debbano tenersi un po’ in disparte, o meglio, far capire ai figli non più bambini che possono rivolgersi a loro per qualsiasi cosa senza essere troppo invadenti.

Proprio perché già da tempo lontani dalla tenera età (e in questo c’è una grossa differenza rispetto a chi affronta l’esame di terza media), è assolutamente vietato accompagnarli a scuola i giorni delle prove, a meno che non siano loro a chiederlo.