La prevista e auspicata esenzione triennale dall’Imu per gli immobili costruiti dalle imprese e rimasti invenduti è rimasta sulla carta.

La norma era stata studiata per alleggerire il settore delle costruzioni, già sotto la scure della crisi che continua a rallentare il mercato delle compravendite di case. Normale la preoccupazione dell’Ance nazionale per la mancata attuazione della norma, preoccupazioneee un po’ attenuata da altri progetti in fieri per la riqualificazione urbana e la rivitalizzazione dell’edilizia mediante l’intervento di capitali privati: Piano Città e project bond, in primis.

Secondo l’Ance nazionale, il Piano città rappresenta un segnale concreto per la crescita e il sostegno di tutta l’economia. E in effetti il Piano Città, predisposto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, potrebbe rilanciare il settore costruzioni mediante la riqualificazione delle aree urbane degradate.

Tocca ai Comuni indicare le caratteristiche e l’ambito urbano che ha bisogno di trasformazione e valorizzazione, gli investimenti ed i finanziamenti necessari, i soggetti interessati, le eventuali premialità, i tempi e la fattibilità tecnico-amministrativa. Le proposte verranno selezionate in base alla cantierabilità immediata delle opere, al coinvolgimento di soggetti e finanziamenti pubblici e privati e alle concrete possibilità di riqualificazione urbana.

Seguendo un programma mirato, vengono definiti gli investimenti possibili di attivazione, la destinazione delle risorse del Fondo istituito per l’attuazione degli interventi a partire dal 2012 fino al 31 dicembre 2017. Da precisare che nel fondo confluiscono le risorse non utilizzate o provenienti da revoche e dai programmi di edilizia di competenza del Ministero delle infrastrutture.

Anche i project bond possono contribuire efficacemente al rilancio dell’edilizia, in quanto riescono a inglobare capitali privati per la realizzazione di infrastrutture. Infatti, trattandosi di obbligazioni emesse dalle società di progetto, gli investitori diventano più disponibili, attratti dal trattamento fiscale degli interessi pagati dal concessionario sui project bond equiparato a quello degli interessi pagati sui finanziamenti bancari.

C’è tuttavia un problema: i project bond, seppur previsti dalla normativa in vigore, non sono molto disponibili, in quanto non esistono adeguati incentivi che possano compensare il rischio che comporta la realizzazione delle infrastrutture, che peraltro è il fine primario dell’investimento.