Esercito sempre più in rosa

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Solo qualche anno fa, “Soldato Jane” sembrava un personaggio da film americano. In Italia, la carriera militare era interdetta alle donne: a marciare e combattere erano solo gli uomini. Era un ambiente duro, fatto di comandi subitanei, di obbedienza e valore: le donne, ai margini della scena, potevano solo subire il fascino della divisa.

Il progresso, però, è inarrestabile: già dal 2004 l’esercito italiano ha aperto alle donne i portoni delle caserme. Più riottose sembravano, invece, le scuole di preparazione militare, iperb conservatrici per tradizione.

Eppure, in questo novembre 2009, il Rosso Maniero della Nunziatella, a Napoli, ha visto sfilare, marciare, giurare sette ragazze.

Difficile riconoscerle, nella foto di gruppo. Non c’è spazio per la civetteria in quel mondo austero: la divisa è unisex (solo piccoli accorgimenti al pantalone permettono di accogliere, ma certo non di esibire, le curve femminili), non sono ammessi gioielli né tollerate pettinature affascinanti. I capelli stretti in una pratica coda di cavallo, lo sguardo fiero e determinato caratterizzano l’ingresso ufficiale delle donne alla Nunziatella.

La notizia, interpretata come un fatto di costume, ha incuriosito i media di tutta Italia. Dove pubblicamente fioriscono elogi per la lungimiranza dell’Arma, privatamente macerano risentimenti e vizi.

Le ragazze della Nunziatella sono state subissate da un mare di fischi proprio da parte dei loro commilitoni e degli studenti più adulti: il pretesto è il divieto alle “goliardate“, a quel nonnismo all’acqua di rose che turba le matricole e diverte i veterani della scuola.

Proprio per omaggiare l’ingresso delle signorine alla Nunziatella, i vertici della scuola hanno scoraggiato i rituali di iniziazione goliardica che sono croce e delizia dell’ambiente militare.

C’è altro, però, dietro la ferma contestazione al provvedimento di apertura alle donne. Si invoca la tradizione, ma serpeggia il maschilismo. Queste donne senza gonna non piacciono ai loro coetanei, che vorrebbero una divisione netta di incarichi e oneri. Non la otterranno: solo nei dormitori ci sarà una distinzione di sesso; tutte le attività di studio e di agonismo interesseranno invece uomini e donne in ugual misura. Probabilmente, non saranno le cadette a sfigurare.

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  • antonelli
  • Krokko

    Mah, devo dire che mi pare si sia – anche stavolta – rivoltata un po’ la frittata. Si scrive “queste donne senza gonna non piacciono ai loro coetanei, che vorrebbero una divisione netta di incarichi e oneri” ma, da quel che so, se c’è un problema da questo punto di vista è proprio del verso opposto. Queste donne che vorrebbero la parità dei diritti (giusta) e poter fare anche loro le “dure” e servire il Paese, alla fine però vengono omaggiate di una bella serie di “bonus”. Così si cambiano le regole a loro favore, vengono privilegiate nei compiti amministrativi e di sicuro non verranno mai sbattute al fronte nel (malaugurato) caso di un vero conflitto. Insomma, nella realtà alimentano quella sperequazione che a parole si vuole tanto combattere. Un po’ troppo comodo…

  • Mastino

    Caro Krokko, io sono una donna in divisa e carriera e ti assicuro che sono stata sbattuta al fronte, l’ho fatto perchè non avendo figli, ho preferito “sostituire” un collega e padre di famiglia…. inoltre non ho ricevuto alcun bonus, ma sono sempre stata trattata secondo la legge militare, pari diritti e doveri dei miei subordinati per cui ho lottato e sempre lotterò prendendomi le responsabilità verso loro e verso le famiglie degli stessi….. prima di dire che le donne hanno valutate che non esiste distinzione di sesso tra noi commilitoni perchè siamo tutti soldati. La distinzione viene fatta tra chi lavora e chi non ha voglia di fare niente uomini e donne. La mia Afghanistan non è stata comoda…….

  • Betty Orsatti

    Interessante la prospettiva offerta da D’Angerio nell’articolo linkato da Antonelli. Fischi non contro le donne, ma contro il veto alla goliardia. Speriamo che sia così.
    Krokko si fa elegantemente portavoce di un malessere maschile sui “privilegi” concessi ad una donna. Non sono a conoscenza, però, di “bonus” concessi alle ragazze della Nunziatella. Ce ne sono?

  • Krokko

    Come sarebbe a dire che non ci sono stati “bonus” alla Nunziatella? Se ne parla abbondantemente proprio nei commenti precedenti: aver modificato l’atteggiamento nei confronti del nonnismo proprio a “salvaguardia” delle soldatesse, cos’altro è?
    Piuttosto, resta da vedere se simili “cortesie” siano davvero volute e apprezzate dalle ragazze in questione, e ce lo dimostra anche Mastino (un nome, una garanzia!) alla quale vanno i miei pubblici complimenti e un rispetto sconfinato per ciò che ha fatto (per curiosità, in che corpo?).
    Fermo restando che c’è una bella differenza fra “essere sbattute al fronte” e partire da volontaria: questo da un lato conferma quanto ho asserito, e cioè che “di default” le donne non verrebbero mandate a combattere, e dall’altro che in realtà questo “protezionismo” nei confronti del “gentil sesso” alla fine si dimostra un atteggiamento non richiesto, alla “più realisti dl re”, quando invece sono le stesse soldatesse a non volere trattamenti di favore. Che però, ahimé, ci sono…

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