Si impegnano di più e lo fanno con un’etica del lavoro invidiabile. Le donne non hanno ragione di temere i colleghi maschi, almeno stando a uno studio promosso da un’azienda americana, che tramite un sondaggio online ha rilevato una differenza di genere importante.

Più oneste quindi, e maggiormente attente all’etica professionale: il 54 per cento delle donne intervistate lo scorso dicembre da questo sondaggio ha riferito di lavorare nove ore o più al giorno, rispetto al 41 per cento dei maschi. Una differenza che si fa ancora più sensibile rispetto all’abitudine di lavorare anche in vacanza, nelle pause, magari controllando la posta elettronica.

Non c’è paragone neppure per quanto riguarda la consapevolezza del valore del proprio lavoro – poche donne rispetto agli uomini si lamentano degli stipendi più alti di colleghi più in alto nell’organigramma aziendale – e l’onestà rispetto alle malattie (in Europa sembra di no): una donna su sette mente quando si dà malata, mentre tra gli uomini la percentuale è di uno su cinque. Considerano la quantità maggiore di tempo libero di questi ultimi, un dato clamoroso.

Il sito che ha pubblicato questo report, The Fit, è stato pensato per promuovere la cultura del lavoro nelle grandi aziende, perciò risente molto dei concetti all’americana e dimentica alcuni elementi paradossali di queste statistiche: spesso le donne sgobbano di più perché risentono di un retaggio che le obbliga a mostrare sempre qualcosa in più rispetto agli uomini; anche la disponibilità a lavorare a casa, senza staccare mai, ricorda da vicino la pessima abitudine di considerare le donne sempre a disposizione, perché in fondo anche gli impegni casalinghi le vedono molto indaffarate ma mai realmente considerate.

Tuttavia, un aspetto positivo c’è: queste pressioni sociali – che vanno corrette culturalmente e politicamente con strumenti di integrazione come le quote rosa e il coinvolgimento degli uomini nelle cure familiari – hanno prodotto donne molto capaci. L’ideale sarebbe quindi cominciare a aiutarsi invece di competere strenuamente.

Fonte: The Fit