Lo sconvolgente annuncio di trasmettere in Italia lo spot pro-eutanasia ha colto di sorpresa gli italiani: le risposte non sono per niente favorevoli alla decisione presa da Telelombardia. A iniziare una vera e propria crociata contro l’emittente regionale sono l’associazione “Scienza e Vita” e “Avvenire“, il quotidiano di ispirazione cattolica.

L’associazione con sede a Roma, che si occupa di studiare il rapporto tra progresso scientifico e rispetto dell’essere umano, si oppone con fermezza allo spot televisivo a favore dell’eutanasia perché non riuscirebbe a rappresentare un concetto talmente delicato in così poco tempo. La società dovrebbe supportare chi sta male salvando vite e non spingendole verso una fine certa:

“Scienza e Vita” si oppone con fermezza a qualsiasi forma di eutanasia e di accanimento, continuando a prender parte, in maniera consapevole e attiva sia in campo bioetico che biopolitico, al dibattito in corso in Italia sul tema del cosiddetto testamento biologico. La vera libertà è quella di scegliere in favore della vita, per evitare di aggiungere pena a pena. Non lasciare soli i malati, i disabili gravissimi, i più fragili, è la vera risposta a una domanda di morte dettata dalla solitudine, dallo scoramento, dall’abbandono.

E se da un lato c’è chi pensa che l’eutanasia dovrebbe essere legalizzata come scelta del soggetto, dall’altro interviene chi continua a considerarla un vero e proprio reato. Secondo l'”Avvenire”, trasmettere uno spot legato all’eutanasia significherebbe rende rendere pubblica un crimine che invece andrebbe fermato:

Permettere che si pubblicizzi un reato attraverso i mezzi di comunicazione, a noi pare inammissibile. Il codice penale sanziona con chiarezza l’omicidio del consenziente, la fattispecie sotto la quale ricadono eutanasia e suicidio assistito. L’Autorità Garante delle Comunicazioni faccia il proprio dovere senza esitazioni, fermando questa inutile provocazione.