Questa sera va in onda su Rai Tre l’ultima puntata di “Vieni via con me“, programma dall’enorme successo di audience ma soprattutto vero e proprio fenomeno culturale. Intervistato da Repubblica, Fabio Fazio ha spiegato che il successo della trasmissione rappresenta come il pubblico italiano desideri una televisione diversa da quella attualmente proposta, peccato che la Rai non sia dello stesso avviso.

Nell’intervista con Curzio Maltese di Repubblica, Fazio realizza che “Vieni via con me” probabilmente sarà un’esperienza di TV libera unica, che difficilmente la Rai replicherà a breve:

Un’altra TV è desiderata da milioni di italiani. Ma la reazione dell’establishment politico-televisivo è stata tale da farmi pensare che sia troppo presto. La Rai non sopporta che la TV pubblica diventi strumento di un vero dibattito sociale, culturale. L’hanno permesso perché non se n’erano accorti, non se l’aspettavano. E nemmeno noi. Ma la prossima volta sarà impossibile.

Fabio Fazio rivendica anche come le preoccupazioni sul fatto che il programma potesse prendere di mira il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fossero ingiustificate:

Non l’abbiamo quasi mai nominato, tolta la prima puntata. Siamo il primo programma già nel dopo Berlusconi.

Il successo del programma è stato poi del tutto inaspettato per il conduttore ligure:

Siamo partiti per fare il 12 per cento. Il 15 sarebbe già stato un successo. È arrivato il 30. Perché non lo capisco neppure io. Dai dati ho capito soltanto che una grande fetta di pubblico è in realtà un non pubblico, gente che non accendeva mai il televisore. In termini politici abbiamo recuperato l’astensionismo di massa. Che evidentemente non era indifferenza, ma ribellione alla TV del pollaio, al finto dibattito dove uno dice una cosa, l’altro lo interrompe con il contrario e alla fine non s’è capito nulla, non è successo nulla. Con gli autori abbiamo pensato a una cerimonia. Una cosa certo poco televisiva, semmai teatrale. Fondata sul valore della parola nuda. Un format post o pre berlusconiano, va a sapere. L’unico precedente linguistico era Celentano, i suoi silenzi, la rottura del rito attraverso un altro rito.