Il presentatore Fabio Fazio, in un’intervista rilasciata qualche giorno fa, ha parlato della televisione attuale spiegando al grande pubblico che ormai i programmi televisivi sono troppo commerciali.

Secondo Fazio, il ruolo della “tivù formativa” è stato messo da parte e si è lasciato spazio soltanto a dei veri e propri centri commerciali televisivi. Per dirla in breve, i programmi TV sono cambiati al punto da far perdere la fiducia agli spettatori:

La televisione era il luogo dell’eccellenza. “L’ha detto la TV”. C’era fiducia assoluta in un mezzo cui si riconosceva autorevolezza. Un mezzo che doveva raccogliere il meglio di ogni genere per portarlo al maggior numero di persone possibile. Ecco, io sono cresciuto con quella TV lì. Con tutti i suoi limiti, era formativa, formava un gusto, nel bene e nel male

La TV si rivolgerebbe quindi a dei veri e proprio consumatori, che vanno assecondati dal mezzo televisivo con le trasmissioni più ricercate e non con i programmi d’eccellenza. Non esisterebbero più nemmeno modelli di gusto ma solo reality e programmi senza cultura:

I modelli culturali di gusto sono finiti. A che serve vedere le eccellenze, quando per assecondare il pubblico bastano le prodezze dei sempre più improbabili reality? Ovviamente, proprio quando si hanno dei figli si cambia la prospettiva. Sei meno possibilista. Dici: “E no, caro, tu questo non lo guardi.” C’è un vuoto culturale, e io per cultura intendo quando c’è intenzione dietro una scelta. Bene, questo vuoto è riempito, ma di oggetti: siamo alla decadenza della civiltà.

Un problema davvero serio: secondo Fabio Fazio la tendenza sarebbe sempre di più verso la TV spazzatura, abbandonando quelli che erano gli standard di una TV di qualità. Molto probabilmente l’unico modo per mettere fine alla decadenza sarebbe quella di usare mezzi di comunicazione alternativi, come Internet: in questo caso, l’utente avrebbe molta scelta e potrebbe decidere da solo cosa guardare e cosa evitare. Ci sarebbe quindi da personalizzare l’informazione al punto da accontentare tutti, sia coloro che chiedono cultura sia coloro che preferiscono l’intrattenimento.