Fabrizio Corona, dal carcere di Busto Arsizio in cui si trova, continua a far parlare di sé. L’ex re dei paparazzi, dietro le sbarre da appena una manciata di giorni, ha già lanciato una linea di t-shirt e ora è tornato al centro dei riflettori per la sua prima lettera mandata al pubblico attraverso il suo sito.

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Fabrizio Corona ha pubblicato le sue opinioni tramite la sua pagina Web Social Channel, attualmente gestita da suo fratello Federico. L’ex di Nina Moric e Belen Rodriguez non ha mancato di lanciare un’invettiva contro i media che si stanno occupando del suo caso:

«La migliore spiegazione delle domande e dello sdegno verso la folla che mi acclamava a Malpensa e verso i numerosissimi fan che mi sostengono sul Web sta nella pena che fanno i conduttori, gli ospiti e i contenuti delle loro trasmissioni, in onda su reti totalmente opposte.»

Corona ne ha davvero per tutti, a partire da Massimo Giletti e la sua Arena:

«Su Rai1, un Giletti con jeans strettissimi, che evidenziano notevolmente le parti intime, si rende protagonista di un chiaro gioco al massacro che non prevede alcuna possibilità di difesa se non quella del mio avvocato, fin troppo garbato, Nadia Alecci. Quante castronerie – per non dire cazzate – ho dovuto sentire nella mia piccola e fredda cella di Busto Arsizio.»

Qualcuno però viene trattato in maniera migliore:

«L’unico giornalista serio è Enrico Mentana, che ha raccontato in diretta i fatti, dimostrando la mia assoluta innocenza.»

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Quindi, Fabrizio Corona passa a esporre il suo caso:

«Non sono un fotografo, vendo foto, che sono di proprietà dei fotografi. In 7 anni ho fatto 120.000 servizi, di cui ne ho venduti ai privati solamente 8. Per 5 di questi casi sono stato assolto, per altri condannato a 1 anno e 5 mesi per tentata estorsione, e nel caso Trezeguet – assolutamente identico a quello Gilardino, per il quale sono stato assolto – sono stato condannato a 5 anni. È stato chiamato un amico di Trezeguet – proprio come nel caso Gilardino – ci siamo incontrati in un bar in cinque, tre loro, io e un amico, e ridendo e scherzando gli ho mostrato i 45 scatti non compromettenti.»

E prosegue la sua lettera aperta raccontando:

«Le foto non potevo regalarle, perché di proprietà dei fotografi. La cifra di 25.000 euro, che il matematico ritiene assurda, era inferiore al valore della richiesta. Gliele ho lasciate, non potevo minacciare di pubblicarle perché non sono un editore; dopo un giorno, ringraziandomi, mi ha detto di volerle comprare e gli ho fatto una ricevuta. Le modalità sono identiche al caso Gilardino, per il quale sono stato assolto. Per questo caso, invece, sono stato condannato a 5 anni, nonostante non si tratti di estorsione. Senza fare la vittima o il personaggio.»

Fonte: Panorama