2014, dieci anni fa veniva lanciato Facebook. La leggenda vuole che l’idea sia stata rubata da Zuckerberg a due gemelli conosciuti in università. In principio doveva essere un modo per attaccare bottone con ragazze che altrimenti non ti avrebbero degnato di uno sguardo, quindi, non è cambiato praticamente nulla! Il social network che ha modificato abitudini, privacy, accoppiato alcuni e scoppiato altri, vale 100 miliardi di dollari. Ho trovato più aghi nel pagliaio che gente senza un profilo Facebook, eppure basterebbero 5 buoni motivi per disincentivare all’iscrizione chiunque.

1) “Non ho un profilo Facebook”.  Permettersi il lusso di rispondere in questo modo alla fatidica domanda che arriva nel giro di pochi minuti: sentirsi esclusivi e fuori dagli schemi dovrebbe essere una buona ragione per non farsi tentare. Il tutto pronunciato con lo sguardo di chi “Ma va, io ho altre cose ben più importanti da fare che mettere like nella vita, che ti credi?“.

2) Sentirsi sempre giovani. Facebook scandisce crudelmente il passare del tempo, ti eri iscritto per spiare gli altri e questo torna indietro come un boomerang. Scopri, senza volerlo (in homepage appare tutto secondo un ordine stabilito da algoritmi schizofrenici), che l’80% dei tuoi ex compagni di scuola ha messo in atto un flash mob ai fiori d’arancio: sposi, spose, bouquet, honeymoon e foto in bianco e nero a testimoniare che la gente mette la testa a posto. La gente tranne te, che hai a malapena i soldi per l’affitto e la spesa. Stai invecchiando e sei povero. Facebook favorisce l’avvilimento.

3) Non essere oggetto di cyberstalking. Sei un maniaco della privacy e non vuoi che quel tuo cugino sappia che segui un corso di cucina peruviana, hai schermato il profilo talmente tanto che l’FBI ti contatta per consulenze, non cambi foto dal 2008 e non hai mai inserito la tua situazione sentimentale. Ma, Facebook cambia impostazioni due giorni sì e uno no e all’improvviso ti ritrovi il messaggio di quel tuo cugino che dice: “E come va la cottura con la carne di alpaca?”. Sbianchi, il tuo profilo è visibile a tutti, e con tutti non intendo gli utenti facebook, ma tutto il mondo. Per rendere più private le tue informazioni adesso devi solo prendere appuntamento con Zuckerberg in persona.

4) Andare in vacanza senza il bisogno di taggarsi in aeroporto. Una volta dentro sarai tentato da molte cose: Candy Crush, cambiare le ingiustizie della Terra con un like, scegliere la copertina più bella del reame e taggarti in aeroporto. Sì, è una pratica diffusissima per far capire a quegli sfigati che tu sei un uomo/donna di mondo che si divide tra un aereo e l’altro, impegnatissimo ma che riesce puntualmente ad aggiornare i suoi spostamenti. Questa pratica ha almeno due falle: i ladri apprezzano sapere a che ora sarai chilometri e chilometri lontano da casa, ai tuoi contatti potrebbe non interessare.

5) Ogni like è una preferenza, ogni preferenza è utile alle indagini di mercato. Premi “Like” sulle meringhe, in automatico le pubblicità a fianco ti suggeriranno blog di cucina, pasticcerie, corsi e vendita di dolci online. L’hai mai notato? Sei parte di un immenso sistema indirizzato a comprendere i gusti del consumatore online, sei una cavia. Dici moltissimo di te senza farci caso e gratis. Facebook vende queste informazioni e così si arriva ai suddetti 100 miliardi di dollari.

Special 6) Non iscriverti se sei un pirla. Ma come fai a sapere se sei un pirla? Facile: usi la bacheca per scrivere insulti che non ti sogneresti mai di ripetere in faccia al destinatario, apri la chat per scrivere messaggi viscidi a ignare conoscenti, ammorbi la rete con canzoni dei Modà abbinate a immagini toccanti, scrivi aforismi sbagliati credendo di fare cultura. Ma soprattutto, sei a lavoro e perdi tempo dando risposte da 38 righe a qualsiasi cosa ti capiti a tiro? Allora sì, sei un pirla.

Un attimo, ma così Facebook rischia di rimanere deserto.

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