“Era un pacifico pomeriggio d’autunno, tutto scorreva regolare, nessun segnale faceva pensare a quello che da lì a pochi minuti avrebbe segnato l’esistenza di milioni di persone. Ad esempio, pare che prima di un terremoto gli animali siano in grado di avvertirlo; e ancora, quando la nave sta per affondare i topi sono i primi a scappare. Ma stavolta era diverso, un fulmine a ciel sereno”.

Se dovessi scrivere un romanzo sul’argomento che sto per trattare, questa sarebbe la prefazione.  Merita un inizio pieno di suspence, come quei film horror in cui il genio di turno decide che è meglio dividersi e che se la caveranno.

Facebook Down, Twitter Down: quando leggete queste parole sappiate che il vostro social del cuore è fuori uso.

I server di Zuckerberg di recente hanno dato forfait per qualche ora, si è parlato di normali disservizi, ma nulla mi toglie dalla testa che sia stato per colpa degli album di nozze da 394 immagini di Giuseppina & Mario. Anche i social hanno una sensibilità, alla foto del quinto antipasto di mare con salsa rosa non ha retto e si è staccato la spina da solo.  Panico. Dopo settimane una telefonata da casa:  “Il pinguino che ti ho inviato in chat è arrivato? Sarà la quarta volta che lo mando!”. Migliaia di corteggiamenti fatti di ;-) e <3 interrotti, aforismi copiati e mai incollati in bacheca, informazioni inutili di cui si fa volentieri a meno mai diffuse. Il peggio è toccato ai piatti di pasta fotografati e senza nemmeno un like,  finiti nella spazzatura: “Non mi sento di mangiare una roba senza commenti”.

La consapevolezza arriva nell’arco di 5 minuti: provi a inviare uno status, appare la barra che segnala un problema, riprovi, di nuovo la barra, aspetti, riprovi, non va. Ricerca di conferme: fai il login su un altro social e digiti “Anche a voi non funziona Facebook???”. Come api sul miele arrivano altri disperati che, rincuorati di non essere i soli, formano gruppi di sostegno: “Firma anche tu se vuoi che facebook torni alla normalità”, “Zuckerberg, riattiva i server se hai un cuore”, “Facebook uno di noi”, “Facebook insegna agli angeli come perdere tempo”. Si rispolverano vecchi hobby come preparare la cena e stirare, si legge un libro dopo averlo liberato dai 20cm di polvere sul comodino, si torna a parlare con quei tizi in cucina chiamati genitori. Gli amanti del pericolo ci vedono una chance per spegnere il pc e andare a fare una passeggiata, certo, l’impatto con il mondo esterno potrebbe causare uno shock anafilattico, ma è un rischio che vale la pena correre. Ovviamente è un problema che tocca anche Twitter. Ci si sente fuori dal mondo, si perdono le connessioni e gli aggiornamenti minuto dopo minuto. Eppure sino a dieci anni fa abbiamo vissuto bene senza questo eccesso di comunicazione, si usava di più il telefono probabilmente, vero. Ma poi ci si vedeva. Adesso sembra che ci si veda per poter dire che ci si è visti, per poi taggarsi tra foto sorridenti in attesa di un commento di approvazione. Non trovate strano che si chiami social qualcosa che tende ad allontanarci dall’essere davvero socievole? Mentre socializzo, dal vivo, penso a tutto tranne che a un social network.

Comunque alla fine il pinguino mi è arrivato.