Secondo una indagine condotta da Gidp, associazione di direttori del personale, circa il 70% di questi cercano su Internet i profili dei candidati per trovare informazioni utili al fine dell’assegnazione o meno del lavoro, ma anche per scovare i professionisti che operano per la concorrenza.

L’attenzione maggiore viene data ai manager e ai neolaureati e i costi di tali ricerche sono nulli, in quanto non coinvolgono alcuna società di selezione o prezzi di inserzione. Per questa ragione è di significativa importanza fare attenzione a come ci si mostra su Facebook, il network più utilizzato da chi si occupa delle assunzioni, poiché certe cose che si scrivono, determinate foto o opinioni, possono influire negativamente nella scelta.

Galleria di immagini: Stress da lavoro

Ciò che più interessa ai datori di lavoro è lo stile di vita del candidato, per constatare se questo sia coerente alla posizione che dovrebbe rivestire e se potrebbe rischiare di intaccare l’immagine di serietà che l’azienda vuole conservare. Come afferma il direttore di gruppo delle risorse umane della Panini, Giorgio Aravecchia:

“Su Internet ci sono informazioni utili proprio per individuare meglio la personalità del professionista che ci si trova davanti. Io non cerco tecnici asociali che costruiscono un reattore chiusi in un buco. Siamo in un business frenetico e devo capire se la persona ha il carattere giusto per dedicarsi a progetti complessi senza incidere negativamente sul gruppo. Ogni due mesi lanciamo un prodotto che può vendere tantissimo o pochissimo. C’è bisogno quindi di capacità come flessibilità di dedicarsi a un progetto urgente e congedarsi da quello che si stava facendo prima. È difficile che queste caratteristiche vengano fuori in colloquio. Sul luogo di lavoro si trascorre la gran parte della propria vita. Se si assume una persona con competenze fantastiche ma che non si inserisce nel team, lacera il gruppo.”

I candidati di bassa fascia d’età si trovano sotto il mirino più di quelli più adulti, poiché utilizzano i social network più spesso e quindi i selezionatori sono convinti di poter trovare sicuramente informazioni. È quindi fondamentale evitare frasi eccessivamente ambigue, e a maggior ragione esplicite, a sfondo razzista o su droga, alcol e qualunque altro argomento considerato tabù in luogo di lavoro. Se proprio si vuole scrivere qualcosa di estremamente forte è bene controllare prima la propria privacy e, come consente Facebook, rendere i post visibili solo ad alcune persone, magari agli amici più stretti. Da evitare sono anche le frasi che smentiscono quanto scritto nel curriculum, e soprattutto i pareri negativi o le informazioni prettamente riservate, riguardanti il datore di lavoro precedente.

“Non è bello trovare dei passaggi offensivi verso le vecchie aziende o i lavori precedentemente svolti. Io preferisco una persona che è stata solo tre settimane in un’azienda e scrive ‘esperienza breve ma intensa’ a chi rimane più a lungo ma poi inveisce con volgarità contro il precedente datore di lavoro. Non è un segno di tranquillità della persona.”

Come appare naturale, più il candidato aspira a una carica più rilevante, più la selezione sarà puntigliosa, anche perché, come già detto, sono numerose le ricerche sulle personalità di maggior spicco della concorrenza, e se queste vanno a “buon fine” possono danneggiare la reputazione dell’intera azienda.