Ah, la Cornovaglia! Leggendaria terra di draghi, cavalieri, maghi merlini e, dall’altro ieri, di donne che finisco al gabbio per essersi trollate da sole su Facebook. E’ il Cornish Guardian a raccontarci l’irresistibile storia di Michelle Chapman, 24 anni, esemplare femmina di Homo Sapiens Sapiens condannata a 20 mesi di carcere per aver creato falsi profili sul decano dei social network a nome di alcuni suoi parenti e averli utilizzati per inviare a se stessa una serie di minacciosi messaggi di “natura spiacevolmente sessuale” (gulp), per poi denunciare il tutto alla polizia per ben otto volte.

Nella sua mente perversa (così l’ha definita il giudice Harvey Clark), la Chapman era convinta di mettere nei guai i suoi familiari, inclusi suo padre e la sua matrigna. Quest’ultima, addirittura, era stata arrestata e interrogata dalla polizia, prima di essere rilasciata. A quanto pare, Michelle Chapman è stata mossa da un desiderio di vendetta nei confronti del padre, che l’aveva abbandonata all’età di 3 anni, e della sua nuova famiglia. Per farla breve: a un certo punto, spinta da chissà quale istinto ancestrale, la polizia si è resa conto che sarebbe bastato un rapido controllo incrociato dei vari indirizzi IP per risalire alla verità. E così è stato.

Michelle Chapman sconterà una pena di 20 mesi di carcere, e questa è la cattiva notizia. Ma ce ne sono anche due positive: suo marito ha dichiarato che non l’abbandonerà; la sua matrigna, viceversa, ha già chiesto e ottenuto il divorzio da suo padre. Insomma, alla fine ha vinto lei. In tutti i sensi.