Oggigiorno, l’uso dei social network, in particolare di Facebook, è diventato smodato. Si è già parlato a lungo dello svantaggio di queste attività divoratrici di ore, ma cosa accadrebbe se il loro uso interferisse nella sfera lavorativa? Che stia già accadendo? Per essere sicuri che lavoro e passatempi online restino in due sfere separate, è bene porre delle regole sul posto di impiego.

Prima di tutto, bisogna vietare l’accesso ai social network dalla postazione di lavoro. Il rispetto di questa regola non deve essere verificato tramite controlli successivi, poiché ciò violerebbe  il trattamento dei dati personali e sensibili dell’impiegato, e quindi anche la sua privacy. Dunque l’accesso si dovrebbe impedire attraverso dei filtri preventivi che blocchino la possibilità di potersi collegare a siti specifici dal server aziendale.

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Inoltre, il datore di lavoro ha anche la possibilità di selezionare delle fasce orarie in cui è possibile l’accesso, per esempio, a Facebook. La scelta è volta a permettere agli impiegati di avere la libertà di connettersi a tali siti durante la pausa pranzo. Un’alternativa a ciò, sarebbe quella di autorizzare il collegamento ai network soltanto attraverso alcune postazioni, prefissando le fasce orarie in cui la connessione potrebbe essere possibile e i limiti di tempo di quest’ultima.

Un altro aspetto negativo dei social network in questo ambito, è quello della diffusione di critiche volte a denigrare l’azienda per cui si lavora. Si tratta infatti di network, pubblici, nei quali un dipendente può letteralmente infangare il nome dell’impresa di cui è dipendente. L’impiegato, per quanto stabilito dalla Cassazione, dovrebbe infatti rispettare degli “obblighi di collaborazione e fedeltà“. Come riferisce il Sole24ore:

“E così potranno essere disciplinarmente sanzionabili anche i commenti denigratori che possano recare danno all’impresa, tanto più se arbitrari e gratuiti, così come la diffusione di notizie e informazioni riservate. Naturalmente, spetterà al giudice valutare in concreto la gravità del fatto e, quindi, la proporzionalità della sanzione eventualmente irrogata dal datore di lavoro al dipendente, tenendo conto del contenuto delle dichiarazioni, dell’ambito di pubblicità e della finalità delle medesime, dell’intenzionalità della condotta.”

Un altro aspetto, non meno importante, riguarda l’utilizzo di Facebook da parte dell’esaminatore, per indagare sul candidato al momento dell’assunzione. Nonostante sia ammissibile “accettare l’amicizia” di chiunque si voglia, resta il fatto che sia assolutamente vietato condurre indagini pre-assuntive, al fine di ottenere informazioni personali del candidato.

Un tempo si parlava semplicemente di assenteismo, adesso il termine si è modificato in assenteismo virtuale. Certamente i social network sono un’utile realtà del momento. I vantaggi sono numerosissimi e non ci sembra il caso di elencarli; ma non bisogna dimenticare che, come per qualunque attività del resto, ci siano anche degli svantaggi che non passano inosservati. In questo caso in particolare, le conseguenze possono essere drastiche, si parla addirittura di licenziamento: per questa ragione è meglio tenere gli occhi aperti ed evitare qualunque azione possa mettere a repentaglio il proprio posto di lavoro, soprattutto in un clima di crisi mondiale, in cui è già un’impresa difficilissima trovare un impiego fisso.