Stop a Facebook in Arabia Saudita, almeno fino a nuovo ordine. Il perché? Il social network spinge i ragazzi, in particolare le donne, verso il sesso, la lussuria, e gli sceicchi non possono tollerare questo scempio un giorno di più. E come se non bastasse, adesso entra in gioco un’altra pesante accusa, la blasfemia.

Molti degli stati arabi hanno bloccato l’accesso a Facebook, impedendo agli utenti di entrare in questa comunità virtuale che ogni giorno tiene inchiodati al computer milioni di utenti. A farne le spese, inoltre, è un giovane blogger, arrestato perché ha usato il social network per diffondere una campagna contro Maometto, proclamandosi il vero Dio.

Questa volta il sito ha davvero passato il segno.

Ecco le secche parole di un portavoce del regno arabo, che ha ricordato come su Facebook ci sia troppa libertà, e come i ragazzi siano troppo spinti verso la conoscenza carnale, giudicata assolutamente imperdonabile.

Le cosa peggiore di tutta la vicenda è senza dubbio l’arresto di Walid Husayn, il barbiere ventiseienne che ha osato scagliarsi contro Maometto proprio usando Facebook, azione che gli sta costando molto cara. Un vero e proprio insulto alla “Divina Essenza” che potrebbe far scattare dirittura la pena di morte.

Mutismo totale, per ora, dalla sede centrale di Facebook, mentre alcune associazioni a tutela dei diritti umani sono già in subbuglio.