Lei sbatte la porta con la valigia in mano: «Torno dai miei!». Lui, quando se le vede tornare a casa la insulta e la caccia via. Una vicenda non troppo rara nel matrimonio, accaduta a Palermo, è arrivata alla Suprema Corte che con una sentenza ha stabilito un principio chiaro: non si può cacciare di casa il coniuge.

Scordiamoci, quindi, le scene da commedia all’italiana: soltanto un tribunale può mandare via un coniuge dalla sua casa, nell’ambito di un’assegnazione a seguito di istanza di separazione. Ma per un litigio all’interno del matrimonio, l’allontanamento volontario e temporaneo dal tetto coniugale non significa certo che si rinunci legalmente al suo usufrutto.

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Il verdetto n. 40383 ha dunque dato ragione alla moglie del 51enne palermitano, al centro di un lungo processo, dal quale ne è uscito con una condanna per violenza privata (proprio per aver mandato via la consorte), lesioni personali, danneggiamento e ingiuria:

«La donna, anche se temporaneamente trasferitasi presso i genitori, aveva il diritto di tornare, né il marito poteva escluderla dalla casa coniugale.»

Sull’assegnazione della casa non sono mancate in questi mesi prese di posizione salomoniche dei tribunali, che cercano di dipanare le complesse questioni dei separati. Forse la più originale è quella tribunale dei minori di Trieste che stabilì l’assegnazione della casa al minore anziché a uno dei due genitori, in un’interpretazione forte della legge 54 sull’affido condiviso.

Una legge che responsabilizza (salvo casi particolari) entrambi in genitori, ma purtroppo è sempre più evidente che manca una cultura del divorzio che creda in uno stile cooperante (il recente e controverso caso del piccolo Leonardo conteso tra i genitori lo dimostra in modo emblematico).

Così, se proprio non si può vivere da separati in casa e ci si lascia, si potrà magari accedere alle case popolari per i separati (soprattutto i papà), che necessariamente diventeranno una realtà sempre più numerosa nel prossimo futuro. Ma è importante, soprattutto, che la mediazione familiare aiuti chi non si ama più a superare questa fase delicata senza farsi una costosa guerra. Della quale la prima vittima sarebbe già designata: il minore.

Fonte: AGI