Dio, Patria e Famiglia, si diceva un tempo. Valori indiscussi nelle società moderne ma che credevamo superati – o almeno aggiornati – nel 21° secolo. In Italia, però, non è così. Almeno stando alla ricerca promossa dal Censis nell’ambito delle iniziative per il 150 anniversario dell’Unità d’Italia, per molti italiani la famiglia è al primo posto dei valori, seguita dal Paese e dall’insegnamento religioso.

Un rigurgito conservatore? Ipocrisia? Probabilmente il contesto del sondaggio – inevitabilmente retorico – nell’anno dei festeggiamenti e una certa propensione quando si è intervistati a dare le risposte più attese ha contribuito all’esito, ma certamente questi tre valori sono molto importanti, se non altro a parole, per gli abitanti del Belpaese, che indicano al 65 per cento il «senso della famiglia», al 25 per cento la «qualità della vita», al 21 per cento la «tradizione religiosa» e al 20 per cento quell’amore per il bello che deriva dalla consapevolezza di vivere in un paese benedetto dalle arti e dalla natura.

Per quanto riguarda il primo valore assoluto, gli italiani sono consapevoli anche dei grandi mutamenti del concetto stesso di famiglia, tanto che ormai si parla di «format famigliari». Nell’ultimo decennio sono aumentate le coppie libere, che hanno coinvolto quasi sei milioni di italiani. Le famiglie formate da partner con un matrimonio alle spalle hanno superato il milione, ma resta nella convinzione di tutti che il matrimonio (diminuito del 23,7 per cento nel periodo 2000-2010) sia ancora un passaggio importante e che aiuti la stabilità della coppia.

Il primo elemento evidenziato dal rapporto del Censis è una frenata dell’individualismo che ha caratterizzato gli ultimi 30 anni di vita e storia italiana:

«La crisi del soggettivismo ha generato due pulsioni. La prima è l’apertura all’altro, la riscoperta del valore delle relazioni, convinti che ci possiamo salvare solo tutti insieme. La seconda è un emotivo approccio restrittivo verso le passate sregolatezze dell’individualismo. Ma nessuna pedagogia calata dall’alto potrà ‘fare i nuovi italiani: nessuna etica eterodiretta, tesa a rieducare i cittadini a comportamenti virtuosi, innescherà un nuovo ciclo di sviluppo civile e sociale.»

Insomma, secondo i sociologi, questo clima “tecnico” instaurato dal governo Monti non basta a pensare che tutto è alle spalle: restiamo un popolo – come diceva Flaiano – «accampato in Italia», mai del tutto riunito sotto una bandiera e degli ideali. Tuttavia, in questo può venire in soccorso la Cultura, visto che tre italiani su quattro sono convinti che ci sia un rapporto fra il bello e l’educazione civica e che vivere in un posto bello aiuti a diventare persone migliori.

E poi c’è la fede: l’82 per cento degli italiani pensa esista una sfera trascendente o spirituale, il 66 per cento si dichiara credente e un altro 16 per cento sono i cosiddetti credenti non osservanti. Insieme alla fede, anche altri valori importanti come l’onestà e la legalità, che stanno crescendo molto nella scala di valori della popolazione, anche se spesso ci si perde in obiettivi minori, se si considera che il bisogno di essere più duri e di far rispettare la legge si limita per gran parte degli intervistati a puntare contro automobilisti, prostitute, e persino fumatori e obesi (dimenticando la corruzione, vero male endemico).

Ma in fondo, pur con tutti i suoi difetti, l’Italia resta il miglior posto del mondo, almeno per due italiani su tre.

Fonte: Censis