La situazione della famiglia a livello mondiale viene valutata secondo tre indicatori principali, relativi al tasso di fertilità, all’occupazione femminile e all’indice di povertà. Per quanto riguarda l’Italia, le notizie che arrivano dal primo rapporto OCSE sulla condizione dei nuclei familiari non sono rincuoranti.

Si parla infatti dell’aumento della povertà infantile, che tocca sempre più famiglie anche nel nostro paese nonostante il reddito medio sia apparentemente più alto rispetto a qualche anno fa. Cresce anche il numero delle coppie senza figli, così come quello delle famiglie monogenitoriali e delle realtà più complesse.

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Tra i 34 paesi membri dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, l’Italia non vanta certo un tasso di occupazione femminile elevato, al quale si aggiunge anche un forte calo delle nascite. La fertilità, infatti, diminuisce con l’età e la situazione economica spinge le giovani coppie a rimandare la ricerca di un figlio, andando spesso incontro a problemi di concepimento.

Basta pensare che mentre le connazionali nate nel 1965 che non hanno procreato sono circa il 24%, in Francia questo valore si abbassa fino al 10%. Un divario sufficiente per capire come conciliare lavoro e famiglia sia sempre più difficile. Per quanto riguarda la povertà in crescita, i dati sono ancora più allarmanti. Nella penisola la percentuale di minori in condizioni di povertà dovute alla presenza di un solo genitore occupato è pari all’88%, contro la media generale OCSE del 62%.

È sempre l’OCSE a proporre una metodologia per consentire alle famiglie di risollevarsi, basata principalmente sulla promozione del lavoro femminile e sul miglioramento delle politiche per l’infanzia. Basta pensare che solo il 29% dei bimbi al di sotto dei tre anni usufruisce delle strutture apposite, come gli asili nido, una cifra troppo bassa e dovuta soprattutto alla carenza di posti e alle rette troppo alte, che spesso portano una madre a sacrificare la professione piuttosto che pagare una cifra paragonabile a uno stipendio part-time.

Il rapporto evidenzia anche l’aumento delle famiglie con un solo genitore, delle coppie senza figli e di quelle non sposate. Proprio a causa della crescita del numero dei divorzi, oltre l’11% dei bambini residenti nelle aree OCSE vive in famiglie dette “ricostituite”, dove uno o entrambi i genitori hanno avuto precedenti relazioni.