Padre, madre e numerosi figli: è la famiglia tradizionale che però va perdendo terreno. Fra le tante varianti della famiglia d’oggi, cresce la tipologia di quella con un solo genitore. Secondo le statistiche, nel nostro Paese sono circa l’11%.

I separati, i divorziati, i vedovi o le donne che hanno deciso di portare a termine la gravidanza da sole, pur consapevoli del fatto che non avrebbero potuto contare sull’appoggio del compagno, fanno parte delle famiglie con un genitore solo. Spesso sono le donne a dover affrontare il ruolo del ”monogenitore”, anche se, sempre più di frequente, la custodia dei figli viene affidata al padre.

Circa l’84% dei nuclei monogenitoriali, secondo dati Istat, sono sotto la responsabilità di una donna, sia perché in seguito ad una separazione o ad un divorzio i figli vengono affidati abitualmente alla madre, sia perché è maggiore la probabilità delle donne di rimanere vedove rispetto agli uomini. Nei casi dei genitori non sposati, inoltre, i figli nella quasi totalità sono riconosciuti dalla madre.

Questi genitori soli, per scelta o per circostanze diverse, devono affrontare e combattere molte difficoltà: innanzitutto il senso della solitudine e quello della inadeguatezza, una doppia responsabilità accompagnata spesso da grosse difficoltà economiche. Anche se non esiste un prontuario adatto per ogni caso specifico, si incontrano situazioni molto comuni che spesso, con qualche accorgimento, si possono rendere più serene nonostante le circostanze.

Allevare un figlio da soli non è impossibile, a patto che si riesca a riassumere in un’unica persona le capacità e le competenze di entrambi i genitori. L’importante è non lasciare prevalere lo sconforto, trovare un equilibrio nella ”nuova” situazione e andare avanti pensando soprattutto al benessere del bambino.