Fantastic Mr. Fox” è un film d’animazione in stop-motion diretto dal noto regista americano Wes Anderson, che uscirà al cinema il 16 aprile.

In occasione dell’anteprima stampa a Roma, la 20th Century Fox ha organizzato un incontro con il regista Wes Anderson, a cui siamo stati invitati e di cui riportiamo solo le battute salienti.

Rispetto al libro di Dahl avete apportato molti cambiamenti?

“Il libro di Dahl è un racconto piuttosto breve e noi l’abbiamo usata tutta. Abbiamo aggiunto dei personaggi, un primo capitolo e l’epilogo. Oltre alla scena finale del lupo che non esiste nel libro e che è la mia preferita. Ho scritto la sceneggiatura insieme a Noah nella casa di Dahl in Inghilterra e questo ci ha influenzato moltissimo e positivamente”.

Questo per lei rappresenta il primo film d’animazione. Ha scelto la tecnica dello stop-motion. Perché e come è andata?

“Ho adorato fare questo film. È stato un processo molto lungo, che è iniziato circa dieci anni fa quando ho avuto i diritti del libro di Dahl. Poi per realizzarlo ci sono voluti più di due anni. È stato sicuramente un lavoro diverso da tutto quello che ho fatto fino a ora. Quando giri un film di animazione in stop-motion il lavoro del regista è quello di monitorare e pianificare tutto. Il vantaggio, però, è che hai un controllo maggiore su quello che succede perché si procede per gradi e puoi avere una visione più chiara di quello che sta accadendo”.

In un momento in cui piace molto il 3D, lei realizza un film di animazione in stop-motion…

“Non ho visto molti film in 3D. Ho visto “Avatar” e mi è piaciuto come ai milioni di spettatori che lo hanno visto. Ma il 3D non mi affascina, non mi appartiene. Quando faccio un film penso sempre a quello che mi piacerebbe vedere sul grande schermo. Lo stop-motion mi è sempre piaciuto”.

Il film ha anche un messaggio politico e sociale molto forte. Cosa ne pensa a riguardo?

“Mi fa un enorme piacere che il film sia letto anche in questo modo. Uno dei doppiatori mi ha detto che avevamo realizzato un film segretamente politico. In effetti è un po’ anarchico e anche comunista. Forse a livello subconscio l’ho fatto. In realtà se c’è qualche riferimento politico questo è quello che traspare dall’autore Dahl. Questo è sicuramente il pensiero di Dahl visto che noi siamo stati estremamente fedeli al suo libro”.