Si parla molto della fuga dei cervelli alla ricerca di una carriera oltralpe, ma dei professionisti? In questo caso l’Italia ne importa più di quanti ne esporta. Lo ha stabilito un sondaggio sugli spostamenti dei manager europei trasferiti dall’Italia all’estero e viceversa, nel quale è emerso come i nostri si spostano meno.

La ricerca di Experteer.it si basa su un campione di 752.419 profili di candidati provenienti da Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svizzera, Scandinavia, Europa orientale e Stati Uniti d’America. Una fotografia che viene scattata ciclicamente ogni anno e cattura la carriera le scelte professionali dei manager italiani e stranieri che sono emigrati all’estero o che sono immigrati in Italia.

L’indagine conferma la scarsa propensione dei professionisti italiani a spostarsi all’estero. Infatti, i connazionali che per motivi di crescita professionale hanno scelto di andare all’estero rappresentano solo il 5,5% del totale dei manager internazionali emigrati.

Le mete principali per fare carriera sono la Svizzera con una percentuale del 15%, la Germania (13%), la Francia (10%), il Regno Unito (9%) e la Spagna (9%); solo il 6% si è trasferito negli Stati Uniti. Le aree che offrono maggiori opportunità sono, nell’ordine: la direzione aziendale insieme alla direzione vendite (11,4%), la ricerca e sviluppo (9%) e la consulenza con l’8,9%.

Il punto di vista speculare, invece, ha numeri più importanti. La liberalizzazione del mercato del lavoro comporta l’aumento delle opportunità di carriera per manager e top manager stranieri. Così l’Italia è diventata anch’essa meta di professionisti di alto livello in cerca di migliori opportunità.

Le città che la fanno da padrona sono Milano, che attira il 28,9% degli intervistati; seguono Roma (14,3%), Torino (3,8%), Firenze (2,7%) e Bologna (2,3%), in numero più alto rispetto a quanto esportiamo noi.

Fonte: Experteer.it