Risparmiare sulle medicine si può, sia per i privati che per gli enti sanitari pubblici, basta usare i cosiddetti farmaci biotecnologici biosimilari, cioè farmaci che mantengono l’identica efficacia terapeutica dei farmaci biotecnologici originari ma con un prezzo inferiore a volte fino al 30%.

La tendenza emerge dall’incontro promosso da Teva Italia per parlare della diffusione di questo tipo di farmaci, che in Italia hanno attualmente una quota di mercato del 10%, mentre in altri paesi, come in Germania e Gran Bretagna, la loro penetrazione è maggiore.

Anche i farmaci biosimilari vengono sottoposti a un percorso di autorizzazioni legato ad appositi studi clinici atti ad attestarne la sicurezza e l’efficacia. Questo tipo di medicine biosimilari, inoltre, sono molto simili ai medicinale biotecnologici già in commercio per i quali è scaduto il brevetto, ma a essere leggermente diverso è il principio attivo, che non è uguale alla molecola di riferimento e non si tratta quindi dei farmaci generici che sono, essi sì, praticamente identici ai corrispondenti farmaci del produttore che deteneva il brevetto.

Per il momento in Europa sono stati approvati cinque farmaci biosimilari, di cui alcuni arrivati anche in Italia. Secondo la Teva, i farmaci biotecnologici similari sono quindi sicuri e rappresentano un’alternativa interessante in grado di consentire notevoli risparmi senza pregiudicare la qualità, motivo per cui la loro quota di mercato potrebbe aumentare in un prossimo futuro un po’ in tutti gli stati europei.