Governo Monti e Federfarma ai ferri corti: la notizia del rinvio delle liberalizzazioni da parte di Mario Monti con l’esclusione delle farmacie suona come una provocazione intollerabile. L’intento resta dunque quello di liberare la vendita di farmaci con ricetta. E di colpo siamo tornati al clima di sei anni fa.

A palazzo Chigi sedeva il governo Prodi e l’allora suo ministro Bersani provò, con alterno successo, a liberalizzare il mercato, una delle cose più difficili da fare in un Paese come l’Italia, dove tutti sanno sempre dove trovare i soldi e come risolvere i problemi di debito del paese a meno che quei soldi non siano i loro. All’epoca furono sempre farmacisti e tassisti sul piede di guerra, oggi ricominciano le proteste con lo stesso tono e i medesimi argomenti.

Sembra ormai inevitabile che le farmacie, entro la settimana prossima, tengano giù le serrande per protestare contro il testo ultimo della manovra Monti che, pur corretta su Ici e pensioni, non ha modificato la norma che consentirebbe la vendita dei medicinali di fascia C con ricetta medica nelle parafarmacie e nei supermercati. Anzi, secondo Federfarma il Governo vorrebbe eliminare il limite dei 15.000 abitanti al di sotto del quale non sarebbe possibile venderli. Da qui il loro comunicato che apre allo scontro:

«Le farmacie prendono atto con grande rammarico che il Governo non intende prendere in considerazione in alcun modo le proposte della categoria per attenuare l’impatto delle misure di liberalizzazione riguardanti il servizio farmaceutico. Mentre la stampa dà notizia del rinvio al 2013 delle liberalizzazioni per le tutte le attività economiche, neanche un minimo segnale di attenzione traspare per quanto riguarda le farmacie.»

Le conseguenze economiche di cui parla la federazione dei farmacisti sono ovviamente quelle legate a un’apertura del mercato, che dovrebbe, almeno teoricamente, calmierare i costi per i cittadini ma potrebbe comportare difficoltà per molte farmacie a restare aperte. Insomma, la solita vecchia questione: la coperta è troppo corta e un decreto anticrisi rischia di creare un’altra crisi.

Ma uno sciopero dei farmacisti – evento rarissimo – è soltanto protezione corporativa o riguarda anche la salute delle persone? Di certo riguarderà, in caso il ministro della Salute Renato Balduzzi non riuscisse a evitarlo, i cittadini che quel giorno dovranno cercare le farmacie di turno come in un giorno festivo o di notte. Un notevole disagio.

Resta da stabilire se la salute sarebbe davvero a rischio con più farmaci liberi. Ovviamente no, secondo il Governo, che difende la norma considerandola come una forma di concorrenza, mentre i farmacisti sono imbufaliti, perché negli altri paesi europei, dove la vendita libera di farmaci è una realtà consolidata, non si è arrivati ad aprire anche a questa categoria di medicine per disfunzioni erettili, contraccettivi, ormoni, cortisonici, farmaci antiaggreganti, per le quali è meglio avere di fronte qualcuno abbastanza preparato prima di decidere di acquistarle.

La preoccupazione principale dei farmacisti è il collasso della rete, con la graduale sparizione dei presidi dai luoghi meno remunerativi e la perdita complessiva di informazione medica e la vittoria delle logiche economiche, dei centri commerciali e del consumo di farmaci fai-da-te. Dall’altra parte, invece, il popolo dei fax, delle email e dei social network, è decisamente a favore, così come l’associazione delle parafarmacie che considera questo sciopero una minaccia lobbistica da parte di una corporazione, invitando il governo Monti ad andare avanti.

Fonte: RaiNews24.