La nuova tendenza vuole le giovanissime come icone incontrastate della moda, del glamour, della musica e dello stile. Dettano legge dai loro blog, mettendo in ombra le più celebri e famose. Un esempio recente è rappresentato da figlia famosa, cioè Lourdes Leon, primogenita di Madonna, che con la pubertà è sbocciata diventando una regina di stile e moda.

Ma non è necessario essere ricche, famose o figlie di qualche VIP perché il mondo delle fashion blogger, anche se vasto e variegato, offre moltissimi spunti e fa emergere personaggi simbolo che diventano presto leader.

Da noi la più nota è Chiara Ferragni che snocciola, dal suo spazio Internet, spunti e idee da seguire e a cui ispirarsi. Insieme a lei, spicca il talento di Veronica Ferraro, la più attenta tra le fashion blogger italiche, che oneWoman ha avuto il piacere di intervistare qualche mese fa.

Molte altre, in giro per il mondo e per il Web, hanno raggiunto lo stato di icone semplicemente suggerendo stili, vestiti, creazioni e realizzazioni personali per un pubblico sempre più vasto.

La più rinomata e seguita è Tavi Gevinson, giovanissima dall’aspetto austero e serioso. Attraverso il suo spazio Internet apre una finestra sulle tendenze che più l’affascinano. Dal look ricercatamente finto nerd, ma molto chic, fa concorrenza alla più famosa Anna Wintour, direttrice di Vogue America, lanciando mode e vendendo magliette da lei create.

Ma Tavi non è sola, a farle compagnia Cecilia Cassini che a soli undici anni possiede un atelier a Los Angeles. La nonna le regalò una macchia da cucire quando lei aveva soli 5 anni, e da allora le collezioni di moda autoprodotte si sono susseguite con facilità ed estro. Approdando nel mondo reale del business: le sue mini collezioni sono pezzi unici che vende sul Web per un costo che va dai 60 ai 150 dollari.

Molte le emulatrici del genere, ma pochissime quelle che raggiungono l’olimpo della notorietà via Web: unico vero trampolino moderno dove il passaparola è veloce e immediato, e le novità diventano subito moda con pochi click. Forse un po’ troppo veloce per un’età così fragile e delicata come la preadolescenza.