E ancora una volta sulle passerelle loro, le super top model col cuore di plastica e una certa dose di insufficienza toracica, a indossare le nuove tendenze del momento; e quaggiu ci sono io. Ci siamo noi, perchè siamo tante.

Siamo tante a cominciare lo shopping entusiaste e a uscirne sconfitte con le taglie dei puffi in mano; siamo in tante ad avere degli specchi deformanti piantati direttamente nel cervello, perchè vediamo loro lassu, su quelle passerelle, senza riconoscerci se non nel punto vita, simile in tutto e per tutto alla circonferenza di una nostra coscia.

In questi giorni i riflettori sono tutti su Milano, per l’attesissima Fashion Week. Sfilate, collezioni, idee, stravaganze. E loro, sempre loro. Gli scheletri che camminano. Ops, forse questo non lo dovevo dire. Ma noi, noi comuni ciccione mortali riusciamo a vederle soltanto così, giusto per non morire di assoluta mancanza di autostima.

Così, guardando questa gallery di taglie forti e pensando alla prima manifestazione modaiola dedicata espressamente al plus size tenutasi qualche giorno fa a Londra, mi chiedo: ma a Milano, le “taglie abbondanti”, no??? No, mi sa che ho bestemmiato.

Eppure guardando alcune delle foto della gallery di cui sopra ho pensato “ecco cosa rende BONA una donna“. Perchè c’è differenza, nei termini intendo. Fra bella e bona (come fra bellO e bonO), ve ne sarete accorti no? Quindi taglie forti uguale sensualità. Sono troppo ingiusta, troppo di parte? Bè ma sono solo parole.

E visto che si tratta soltanto di insulse parole, allora perchè non togliere quel “plus” o quelle “forti”? Perchè non sognare sulla stessa passerella abiti per taglie diverse, pensati su curve e precipizi differenti, per valorizzare pregi e celare difetti di corpi diversi?!?

In fondo non capisco questo bisogno viscerale di avere un modello unico a cui ispirarsi. Eppure il mondo è così denso di sfumature, perchè ridurlo? Perchè non dare la possibilità a tutti di riconoscersi in qualcosa? Demonizziamo tanto facilmente a parole l’elezione di un modello da seguire, tutti dovremmo essere noi stessi senza altre pretese. Ma la realtà è ben diversa: volenti o nolenti i modelli ci entrano nelle ossa.

Allora creiamoli a nostra immagine e somiglianza. E cerchiamo di adattare loro a noi. Così, tanto per non perdere quelle briciole di personalità sparse fra i cocci della nostra autostima.

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