La società attuale è decisamente troppo frenetica e un’istituzione millenaria come la chiesa cattolica non poteva essere favorevole ai fast food, i ristoranti in cui il “cibo spazzatura” fa da padrone.

In occasione dell’Expomilano 2015″, il cardinale Gianfranco Ravasi ha dichiarato una vera e propria guerra ai pasti veloci, spiegando ai fedeli di come la cultura dello slow food abbia origini bibliche.

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In altre parole, secondo il “ministro della cultura” del Vaticano, i fast food sarebbero causa di spreco alimentare e, a lungo andare, danneggerebbero l’abitudine a “mangiar sano”:

Viviamo in una società sbrigativa e superficiale, che ingurgita cibi a caso in un fast food, che ignora lo spreco alimentare, che si infastidisce quando si evoca lo spettro della fame nel mondo, che si oppone all’ospitalità. Ritornare alla civiltà e alla simbologia del cibo ha un valore culturale e spirituale.

Chi mangia velocemente non riuscirebbe ad assaporare il cibo e non darebbe il giusto valore simbolico alle pietanze. La Bibbia, inoltre, è piena di riferimenti relativi al mangiare e al bere: sono un esempio le opere di misericordia o la manna discesa dal cielo per sfamare il popolo dell’Esodo.

Il cosiddetto “panino” dei fast food sarebbe un esempio lampante di come il cibo perde importanza. Non bisogna dimenticare che il pane dell’ultima cena diventa corpo di Cristo per i cattolici credenti:

Il pane conserva quasi una maestà divina. Mangiarlo nell’ozio è da parassita. Guadagnarlo laboriosamente è un dovere. Rifiutarsi di dividerlo è da crudeli.

Il cibo va preparato con cura e assaporato lentamente, come simbolo di un gesto di affetto dei cristiani nei confronti dei propri fratelli. Il fast food, invece, renderebbe l’uomo in grado di mangiare in solitudine, spezzando la catena d’amore che la chiesa vuole costruire tra i fedeli.

Insomma, il gusto si confronta con il senso del dovere che ogni cattolico sente nei confronti della chiesa. È giusto o sbagliato concedersi un peccato invitante come una porzione di patatine fritte?