La domanda del titolo sembra retorica e in fondo un po’ lo è. Chi sceglierebbe, in fondo, avendo la possibilità tra un gustoso ortaggio, o un formaggio o un salume rigorosamente made in Italy, e un panino con un formaggio che non ha un nome proprio?

La questione dei fast food viene trattata in maniera ironica o seria in molti film. Ricordiamo cosa, ad esempio, diceva in “French kiss” Kevin Kline a Meg Ryan, prendendola in giro per non aver conosciuto mai i formaggi europei e la loro ricchezza. Ma anche cosa avveniva nel documentario “Supersize me”, una chiara denuncia contro la catena McDonald’s e il suo cibo. Per non parlare di “Focaccia blues”, pellicola ispirata alla storia vera di un forno di Altamura che produceva focacce baresi e la cui concorrenza costrinse realmente un McDonald’s a chiudere.

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Certo, non vogliamo essere così disfattisti: consumare il cibo in un fast food, anche se è stato dimostrato che può essere dannoso alla lunga, come iterazione, se ci piace non dovrebbe essere escluso a priori: basta non esagerare, come tutte le cose che possono creare uno squilibrio nel nostro corpo. Nelle città c’è un’ampia scelta di fast food, alcuni anche all’italiana, che servono alimenti come la pizza. Esistono anche fast food che non sono parte di una catena, magari a conduzione familiare, che riescono a offrire un pasto quando non si può consumare un pasto, che poi è la filosofia che c’è dietro a questo tipo di ristorazione.

Il fast food trova la sua opposizione nello slow food, che da il nome a una celebre associazione italiana, che si propone non semplicemente di mangiare lentamente, ma di prendersi il tempo giusto per il proprio gusto. Molti cibi, negli anni, sono diventati presidi di Slow Food, cibi di uso comune come il pomodoro di San Marzano e il caciocavallo podolico di Martina Franca. Cibi creati anche essi lentamente, come si faceva una volta, prestando amore e il tempo necessario per poter giungere a una piena realizzazione del prodotto.

Nei migliori ristoranti, si trovano sempre i presidi di Slow Food, solitamente nella regione in cui sono stati prodotti. Questo per garantire appieno la filiera del prodotto che deve essere rigorosamente a chilometri zero. è importante sapere da dove viene quello che mangiamo, a maggior ragione se c’è dietro un’associazione che ne ha sancito la bontà.

Certo, i presidi di Slow Food hanno solitamente un costo elevato, e quindi anche i piatti che gli chef creeranno appositamente non saranno esattamente a buon mercato, ma il gusto è sempre qualcosa che non può mancare nella nostra vita.