Presentata al Parlamento la relazione del Ministero della Sanità in merito alla fecondazione assistita: le coppie trattate passano da 63.840 nel 2009 a 69.797 nel 2010 – e tutto fa pensare che attualmente il trend sia ancora più deciso – con 10.988 gravidanze, registrando un 15% di successi in più rispetto ai tentativi.

La fecondazione assistita è diventata quasi una norma anche in Italia, paese che non si distingue per la liberalità legislativa sulla questione, per ragioni storiche, culturali e politiche, e che sottopone le donne che cercano questo trattamento medico alla Legge 40.

La ragione del boom è presto detta: stiamo vivendo un vero e proprio allarme sterilità nelle nuove coppie, che per una complessa serie di ragioni non riescono a avere un figlio. Non deve stupire dunque che nel 2010 vi hanno fatto ricorso 69.797 coppie, che ha portato a 12.506 nuovi nati.

Ma perché gli italiani ricorrono alla fecondazione artificiale? Le ragioni sono molte e diverse, ma incrociate fra loro. Basti pensare che statisticamente i fattori di sterilità sono da attribuire nel 24,8% dei casi al partner maschile, nel 24,3% alla donna, mentre nel 15,1% riguarda entrambi. Molto di rado c’entrano fattori genetici ereditari, mentre in un caso su tre la medicina non è in grado di stabilire la ragione del problema, che però le tecniche artificiali riescono a risolvere.

Tuttavia, non si può non notare un fattore che cresce insieme al grande numero di trattamenti: l’età media di queste mamme, che ha superato i 36 anni, per la precisione 36,3, sopra la media europea che si attestava nel 2007 ai 34,4 anni. Com’è noto, la fertilità femminile, contrariamente a quella maschile, è fortemente limitata dall’età: la capacità di procreare di una donna raggiunge il suo apice attorno ai 25 anni e già dopo i 30 diminuisce, sparendo attorno ai 50 anni. I cambiamenti sociali che hanno portato a procrastinare le gravidanze si stanno scontrando, inutile nasconderlo, con limitazioni biologiche che sono molto più ostinate di qualunque desiderio di emancipazione. Così si è arrivati ai grandi centri specializzati e al numero impressionante di embrioni congelati – circa 16mila – di cui molti medici e bio-etici cominciano a chiedersi cosa farne.

Non a caso su Avvenire, giornale della CEI, la relazione del Ministero è accompagnata da un’intervista a Lucio Romano, ginecologo dell’Università Federico II di Napoli e presidente nazionale di Scienza & Vita, che riflette, comprensibilmente, sulle altre politiche per le donne:

«L’incremento significativo delle donne in età fertile avanzata che ricorrono alla Pma, così come il numero dei cicli effettuati dopo i 40 anni, deve interrogarci sulle politiche sociali e familiari. Ferme restando le cause biologiche riconducibili agli stili di vita, un ritardato inserimento nel mondo del lavoro sposta sempre più in avanti il momento della maternità. D’altra parte bisogna rilevare la scarsità delle iniziative per la prevenzione primaria della sterilità, per quanto indicate dalla stessa legge 40. Il risultato che si evince – ripeto, prevedibile – è una progressiva e costante crescita dell’incidenza della sterilità.»

Fonte: Relazione del Ministero della Salute sulla procreazione assistita