Niente fecondazione assistita per i portatori di malattie genetiche, che non potranno più usufruire di questa possibilità se il Consiglio Superiore della Sanità approverà le nuove linee guida emanate dal Ministero della Salute.

L’accesso alla fecondazione assistita, regolato dalla legge 40, infatti, potrebbe non essere concesso alle coppie che hanno malattie di tipo genetico, nonostante esistano casi e sentenze giudiziarie che, tuttavia, non compaiono nelle nuove direttive.

Secondo l’attuale legge, infatti, possono tentare la fecondazione assistita per avere un figlio le coppie sterili, ma anche fertili e portatrici di malattie infettive. Nessun accenno, invece, alle malattie genetiche come la fibrosi cistica, o la talassemia: questo anche se in alcune sentenze del tribunale è stato invece riconosciuto il diritto di sottoporsi a tale trattamento per la fertilità.

Le polemiche non sono poche, e secondo il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella le varie sentenze non possono entrare in merito e modificare una legge perché si basano su casi isolati e non possono essere standardizzate.

«Sono sentenze amministrative che riguardano singole coppie. Questo Governo ha difeso una legge giusta e saggia, che si è dimostrata buona ed efficace anche negli anni rispetto a quanto avviene negli altri paesi.»

I pareri contrari sono tanti, come quello dell’avvocato Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, la quale considera queste nuove linee guida come uno stravolgimento delle decisioni prese dai giudici nel corso degli ultimi anni.

«Non recepisce affatto le decisioni dei Tribunali, come quelle di Salerno, Firenze e Bologna, che consentono anche alle coppie fertili portatrici di patologie genetiche di accedere alla fecondazione assistita per effettuare diagnosi preimpianto sull’embrione.»

L’ultima sentenza relativa alla PMA effettuata su una coppia portatrice di una malattia genetica, nello specifico Atrofia Muscolare Spinale, è stata emanata dal Tribunale di Salerno nel 2010, che ha autorizzato la diagnosi preimpianto nonostante entrambi gli aspiranti genitori fossero effettivamente fertili.