E ci risiamo. “Christian Woman Against Femen”. “Muslim Woman Against Femen”.

I nomi paiono nuovi, anche se reiterati, ma la sostanza non cambia mai: è in corso nuovamente una guerra fra donne; e nuovamente è stato raggiunto l’obiettivo dal becero maschilismo della società: metterci le une contro le altre, per far trionfare concetti medievaleggianti e per impedirci di ritrovare una solidarietà che dovrebbe essere ancestrale.

Le  “Topless jihad” si battono per i diritti delle donne musulmane, le donne musulmane rispondono scagliandosi contro di loro; idem per le donne “cristiane”, il cui movimento è nato da poco tempo, ma che ha già mostrato colorate manifestazioni di quello che con repulsione chiamo “maschilismo femminile” (in effetti insegnatoci proprio dalla Chiesa).

Combatto per Gesù contro le Femen”: non sapevo che Gesù fosse ritornato fra noi solo per deprecare le Femen. Francamente penso che avrebbe trovato ben altro da fare se così fosse stato, ma se alle donne che si proclamano orgogliosamente cristiane piace pensarla così, allora abbiamo due idee di spiritualità completamente differenti.

Con i diritti per cui le attiviste ucraine protestano, la religione a mio parere non centra niente, se non nella misura in cui possa continuare ad alimentare le ideologie che calpestano proprio quei diritti. Usare Gesù o Allah per protestare contro un nudo di donna mi sembra francamente se non esagerato, quanto meno fuori luogo. Sposta l’asse del problema verso una battaglia persa in partenza.

E porta nuovamente le donne a sposare concetti contro se stesse:

“Chi vi dice che l’emancipazione è libertà? La libertà è la realizzazione e per le donne realizzazione significa casa e famiglia”.

Ma perchè torniamo indietro invece di andare avanti?? Perchè sono le donne stesse a dire queste atrocità?? La libertà è poter scegliere senza costrizioni morali, sociali o pratiche. Poter scegliere la famiglia, il lavoro o entrambi,  nel contempo sentendosi realizzata comunque. Questa è libertà.

“Mostrare le nudità si chiama prostituzione non femminismo”

Ecco qui rasentiamo il ridicolo. Che il nudo sia un modo discutibile e opinabile per raggiungere un obiettivo sociale, lo abbiamo già detto: un’arma a doppio taglio che potrebbe ottenere l’effetto contrario. Ma chiamarlo prostituzione è segno quantomeno di profonda chiusura mentale. Forse qualcuna è solo invidiosa di certi decoltè oppure, più verosimilmente, della disinvoltura con cui certe donne portano a testa alta pregi e difetti fisici, esaltando il proprio corpo invece di mercificarlo, esprimendosi invece di chiudersi.

Prostituzione è un’altra storia. Prostituzione ha una connotazione negativa che rasenta l’insulto. E per la cronaca, lo dico per le donne che si proclamano cristiane fiere e scrivono frasi come quella di cui sopra, Gesù era amico delle prostitute.

Il corpo delle donne invece nella sua nudità è doppiamente violato: perchè se da una parte viene mercificato deliberatamente dai media senza che nessuno si indigni poi così tanto, dall’altra viene letteralmente demonizzato, accusato e strumentalizzato, senza mai venire apprezzato o quanto meno riconosciuto per quel che potrebbe essere; un corpo, che naturalmente potrebbe trovare la sua ragione d’esistere anche in un contesto che non lo investa di significati reconditi o di fastidiosa malizia.

Pare che il corpo di una donna, per il solo fatto di esistere, sia già di per sè un peccato. Eppure io nei Dieci Comandamenti non ricordo “non mostrare il tuo corpo”. E non ricordo nemmeno il passaggio preciso in cui Gesù abbia ammonito una donna per il suo corpo. Ricordo invece come il corpo nudo di una donna venga paragonato a una tentazione mefistofelica dagli uomini di Chiesa.

Perchè anche noi donne siamo facili a cadere in questo becero circolo vizioso? Non è questione di proclamare la nudità a tutti i costi. E’ soltanto questione di esaltare le nostre libertà e i nostri diritti, cercando di non andare contro decenni di battaglie, di proteste e di parziali conquiste. E senza peccare di razzismo inverso.

Lo dico alle donne, col cuore in mano: smettiamola di combattere contro noi stesse. Apriamo gli occhi e se proprio dobbiamo lottare facciamolo per le questioni serie; il segreto è il fronte comune contro un nemico comune che è la chiusura mentale, unita al maschilismo in un mix esplosivo. Non riduciamoci a strapparci i capelli come povere pazze deliranti in una vasca di fango. Perchè io in questa “guerra fra poveri” vedo nudi i corpi di tutte queste donne, Femen o meno. Li vedo nudi e imbrattati di fango, persi a contorcersi in una battaglia tristemente fine a se stessa.

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