Hanno colpito ancora, attirando nuovamente l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica internazionale: le Femen ucraine >hanno fatto irruzione al Festival di Berlino, con la loro solita (non) divisa e il loro piglio combattivo. Ma la domanda è: l’attenzione l’hanno attirata sul loro dissenso oppure sulla posizione dei loro capezzoli?

Stavolta l’intento era quello di protestare contro le mutilazioni dei genitali femminili, nella giornata indetta in proposito dalle Nazioni Unite. Argomento rivoltante e profondamente offensivo per tutto il genere, ma anche per l’umanità intera. E di pari intensità dovrebbero sempre essere le voci che gli si rivoltano contro.

Perciò non biasimo affatto le Femen: il loro obiettivo è attirare l’attenzione. Ed effettivamente ci riescono, tanto che talvolta in Ucraina passano per delinquenti. Ma in fondo tutte le più grandi rivoluzioni sono partite da gesti forti, anche oltraggiosi. Solo che fare qualcosa di sorprendente e oltraggioso al giorno d’oggi, senza ledere il rispetto altrui, è davvero difficile.

Nulla più ci sorprende, nulla più ci agita. Eppure loro riescono a far parlare di sè. Il problema è che spesso, soprattutto grazie ai media, si parla piu delle loro tette che dell’intento che portano scritto sopra.

E così alla fine passa soltanto e sempre lo stesso messaggio: l’esibizionismo del corpo femminile, mercificato e quasi banalizzato. E così anche le urla contro la brutalità aberrante di una pratica come quella della mutilazione dei genitali femminili, si appiattiscono su uno sfondo uniforme e privo alla fine di sfumature.

Protestare nude, o quasi, è un’arma a doppio taglio: da una parte attira l’occhio, ma dall’altra rischia di svilire irrimediabilmente il suo fine ultimo. Senza contare che se fosse un uomo a tentare una rivoluzione in questi termini, probabilmente non otterrebbe altro che derisione.

E poi mi domando e chiedo: è poi così giusto strumentalizzare il corpo femminile, fosse anche per la causa piu nobile?