Rosy Bonanno, vittima di femminicidio n° 67 /2013. Ci chiediamo se il killer di turno vincerà qualcosa al raggiungimento della cifra tonda, magari un ergastolo a parte la mera soddisfazione di aver ammazzato un’altra donna, colpevole non si capisce bene di cosa, forse essenzialmente di appartenere al suo genere, e doversi far carico di tutto il pesante fardello che esso comporta.

A Rosy, 26 anni, palermitana, son toccate un numero non precisato di coltellate da parte dell’ex convivente Benedetto Conti, 36 anni. Solo che questa volta i vicini ai microfoni delle varie ed eventuali testate giornalistiche non hanno potuto affermare con occhi sgranati e labbro inferiore pesante “Non ce lo saremmo mai aspettato, erano una così bella coppia, lui una così brava persona”. No, perché il buon Benedetto (che di santo forse ha solo il nome), era stato denunciato per violenze dalla sua ex compagna non una, non due, ma ben 6 volte. “E’ un delitto annunciato. Si sapeva che finiva così” sono le parole di Teresa Matassa, madre della vittima, e mai verità è forse stata più nuda e cruda.

Un inferno durato due anni, consumatosi alla luce del giorno con minacce, intimidazioni, telefonate a qualsiasi ora del giorno e della notte, e conclusosi nel peggiore dei modi e al cospetto di un bambino di due anni, frutto della loro relazione, dopo un violento litigio.

In Italia sono 6 mln e 743mila le donne tra i 16 e i 70 anni vittime di violenze fisiche; il 14,3% ha subito almeno una violenza fisica o sessuale da parte del partner. Solo il 7% arriva alla denuncia e a conti ancora da fare, con l’amaro in bocca, mi chiedo per quale infinitesimale percentuale sia servita a qualcosa.