I “Neri per Caso” cantavano “Si può amare da morire, ma morire d’amore no”. Ed ammazzare e suicidarsi per amore? L’avevano contemplata come opzione? Perché i telegiornali continuano a raccontarci tragedie famigliari di non poco conto, violenze perpetuate dentro le mura di casa, vite spezzate da questo sentimento forse travisato, spesso scambiato per qualcos’altro, forse logorato dalla gelosia che lo trasforma in ossessione.

Marco Loiola operaio 40enne di Marina di Massa ieri ha ucciso sua moglie, Cristina Biagi, 38 anni, e ha ferito gravemente un suo amico, Salvatore Galdiero, colui che presumeva essere l’amante della sua donna, e si è sparato in bocca.

Loiola ha incontrato l’amico della moglie – non si sa se per caso o se lo abbia pedinato – e gli ha sparato addosso almeno sei colpi, mentre l’altro ha percorso in bici 20-30 metri cercando di fuggire. Adesso è ricoverato in gravi condizioni. Dopo aver sparato a Galdiero, Loiola è salito in macchina ed ha raggiunto la moglie, che lavorava in un ristorante sul litorale di Marina di Massa. E’ entrato nel locale e le ha sparato due colpi, uno al viso e l’altro al torace, uccidendola. Dopo è uscito dal locale e si è tolto la vita.

Lei lo aveva denunciato spesso, viveva con i suoi genitori e lui veniva sotto casa a minacciarla” ha raccontato Maria, una vicina di casa dei genitori di Cristina che ormai, con i suoi due figli, era tornata a vivere da loro.

Ma cosa scatta nella mente di un uomo che non riesce a vivere e lasciar vivere quella che era la sua donna? Perché l’ossessione? Perché il bisogno di fare e farsi del male? Domande che non trovano facilmente una risposta, ma sulle quali rifletterci potrebbe essere costruttivo, sulle quali forse le istituzioni dovrebbero lavorare di più per contribuire a porre fine a tragedie di questo tipo.

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