Violenza contro le donne. Violenza domestica. Femminicidio. Parole che spuntano come funghi in ogni giornale, telegiornale, sito. Parole ormai diventate “quotidiane”.

Numeri da capogiro: 877 donne uccise dal 2005 al 2012. Non esistono stime ufficiali, ma questi sono i dati di una delle associazioni che si occupano di questa piaga.

Come se non bastasse adesso sta prendendo piede anche una nuova, almeno per l’Italia, tendenza: quella di sfigurare la vittima gettandole addosso dell’acido (tre aggressioni in un mese, una delle vittime è un uomo). Capisco l’esterofilia da cui siamo affetti, ma sarebbe stato meglio importare altre cose dall’Asia meridionale.

E mentre pare che anche la politica si stia muovendo con molta, moltissima calma, di un paio di giorni fa è l’ uscita dell’illuminato Oliviero Toscani che, in risposta all’allarme rilanciato da Laura Boldrini, ha dato la sua ricetta per fermare la strage di donne :  “Le donne devono essere più sobrie, dare importanza all’essere più che al sembrare, solo così si possono evitare altri casi di femminicidio”.

Ho letto e riletto questa affermazione più volte, controllando anche che il Toscani autore di questa perla fosse lo stesso che ha passato la sua vita fotografando corpi di donne più o meno nudi. Sai mai che si tratti di un caso di omonimia. E invece no, è proprio quel Toscani che ha immortalato 12 vagine in un calendario, quello che ha costruito un impero, usando spesso la scusa della “provocazione”, fotografando il corpo delle donne, lo stesso corpo che ora, magari, vorrebbe vedere coperto da un burqua. Il nostro neo difensore della morale afferma anche che “le donne non devono truccarsi, mettersi il rossetto, devono volersi bene per quello che sono” e che “ormai i tacchi sono  inversamente proporzionali all’intelligenza”.

Bè certo, come confutare questa tesi? È noto a tutti che nei paesi in cui la donna deve velarsi da capo a piedi per uscire di casa, non esistono violenze domestiche né femminicidio. O no?

Mi chiedo, ogni volta che sento affermazioni di questo genere, come si possa uscire dal tunnel ideologico del “se l’è andata a cercare”.

Ma quel che ha affermato Oliviero Toscani appartiene, ahimè, a un’orrida mentalità diffusa che vede in qualche modo la vittima “complice” del suo carnefice. Mentalità che non appartiene solo agli uomini, ma anche alle molte donne che bisbigliano dietro a “quella lì che va in giro mezza nuda”, o che si veste in modo “non conforme”. È una mentalità strisciante, dura a morire, che ha il tanfo mefistofelico di un medioevo della mente.

Ricordo che un paio di anni fa, a Toronto, un funzionario di polizia fece un’affermazione  simile a quella di sua santità Toscani. Disse: “le donne dovrebbero smettere di vestirsi come troie per evitare di essere aggredite”. Le donne risposero con colorate manifestazioni e con uno slogan meraviglioso “This is a dress not a yes”.

Il nodo della questione sta tutto in queste parole: “è un abito, non un sì”. E, per quanto possa essere un abito di cattivo gusto, non può essere in alcun caso usato come attenuante per una violenza, fisica o morale che sia.

Al signor Toscani consiglio, oltre che di rivolgersi a un esorcista che lo liberi dallo spirito di Bernardo Gui, noto inquisitore, che pare essersi impossessato di lui, di imparare l’arte della provocazione intelligente da Rosea Lake. Rosea è una studentessa diciottenne di Vancouver che, conscia di vivere in una società in cui per le donne non vale il detto “l’abito non fa il monaco”, ha disegnato sulla gamba di una sua amica una scala graduata, come quelle dei bricchi da cucina. Le tacche indicano le diverse lunghezze che può avere una gonna, e ad ogni tacca corrisponde una definizione che va da “madre superiore”, corrispondente a una gonna sotto il polpaccio, a “puttana”.

Quella di Rosea è una provocazione che fa pensare, mettendo a nudo le brutture medievaleggianti che si annidano ancora nei nostri cervelli evoluti di uomini del 21esimo secolo, capaci di andare sulla luna ma non di rispettare l’altro. Quelle di Toscani, invece, non sono provocazioni. Sono solo un cumulo di pericolose, penose, vomitevoli, baggianate.

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