A distanza di appena 48 ore dall’approvazione della Camera, il decreto legge sul Femminicidio è stato approvato anche dal Senato e diventa ufficialmente legge: le nuove norme sono ora pronte per essere promulgate dal presidente della Repubblica e pubblicate in Gazzetta Ufficiale.

Il testo è stato approvato a Palazzo Madama con 143 sì e 3 no. Come già accaduto in precedenza, anche oggi Lega, M5S e Sel non hanno partecipato al voto.

Il provvedimento, nonostante l’approvazione, non ha risparmiato malumori e insoddisfazione a causa dei tempi molto ristretti (il decreto sarebbe scaduto il 14 ottobre): questo perché i deputati hanno inviato a Palazzo Madama il decreto legge per il contrasto al femminicidio troppo tardi e quindi in condizione di non poter apportare alcuna modifica al testo se non determinandone la decadenza.

Prima del voto il presidente della commissione Giustizia Francesco Nitto Palma (Pdl) ha commentato: “Siamo davanti all’alternativa se convertire un testo che ci è arrivato il 9 ottobre e scade il 14 malgrado ci siano degli errori o lasciarlo decadere. Se decideremo di convertirlo – ha proseguito – la prossima settimana provvederemo ad inserire delle modifiche nel testo che stiamo esaminando sulla stessa materia in commissione. Qui siamo davanti al primo intervento di legislazione in materia penale fatto con un decreto legge“, ha concluso.

Francesco Campanella, senatore del M5S ha ugualmente considerato la necessità di “prendersi, con responsabilità, un mese di tempo in più per esaminare ed eventualmente emendare la legge“. Ma la proposta è stata bocciata da una votazione dell’aula. I senatori Cinque Stelle si sono così alla fine astenuti, tacciando il dl di essere un provvedimento “fritto misto”.

I senatori di Sel hanno giustificato la loro astensione sostenendo che, “con l’alibi di una legge importantissima come quella contro il femminicidio, si contrabbandino misure che con il femminicidio non hanno nulla a che vedere e che andrebbero definite senza ipocrisia un nuovo ‘pacchetto sicurezza’“. Ed effettivamente il decreto prevede anche delle norme inerenti al cyberbullismo e alla violenza negli stadi.

Infine anche i senatori di Scelta Civica non fanno a meno di una nota polemica: “Questo decreto non ci risparmia dall’imbarazzo della sua eterogeneità: dei 12 articoli di cui è composto, solo 5 riguardano la materia drammaticamente urgente del contrasto della violenza contro le donne” ha commentato la senatrice Stefania Giannini.