Da che mondo è mondo si sa che l’arma del delitto preferita dalle donne è il veleno, anche nell’era moderna (cfr. Dormi per sempre). Subdolo, facilmente celabile, rapido e irreversibile, il veleno permette un approccio piuttosto semplice all’omicidio (un bicchiere di vino offerto con sguardo languido è sufficiente) e anche una fuga indolore, o qualcosa di simile.

Sarà forse questo il motivo per cui tale Sigrun Roßmanith sostiene nel suo libro “Le donne sono le migliori assassine?” che il gentil sesso uccida con maggiore eleganza e charme rispetto agli uomini? Mi sa di no. Le argomentazioni infatti paiono voler essere di tipo genetico e suonano più o meno così: se le donne sono state dotate di minor forza fisica, per portare a termine certi quanto meno ingrati compiti, imparano a mettere in campo altre risorse. E cercano di evitare il raccapriccio della cruenza.

In Germania il titolo sta spopolando. E in un bell’articolo su Panorama.it leggo che

“La presa di idee banali, confezionate in modo tale di risultare appetibili per un vasto pubblico di beoni sono come le macchie di vino: facili da imprimere, difficili da rimuovere.”

In poche parole la psicologa forense autrice di questo libro, avrebbe soltanto cercato un modo facile per diventare famosa, ridicolizzando una volta di più le becere lotte femministe perpetrate verso una cieca parità dei sessi, nel bene o nel male che sia. Se gli uomini sono violenti, allora in nome della parità lo devono essere anche le donne. Ma certo, con armi migliori.

Mi chiedo soltanto: se quella di Sigrun Roßmanith è semplicemente una mera questione di marketing, che motivo ci sarebbe di scagliarsi così ferocemente contro un presunto femminismo che non avrebbe ragione d’esistere?!?

Mi sembrano questioni di poco conto. Chi uccide meglio francamente potrebbe essere un’interessante disquisizione letteraria, un volo pindarico nel romanzo thriller, una digressione nella cinematografia horror, ma no, non può essere una faccenda seria, tanto da investirla addirittura di significati socio-politici.

Chi uccide meglio? Chi riesce a seppellire l’istinto di conservazione della specie, il senso dell’umanità, la naturale empatia, il senso di aggregazione, le regole sociali. Uomini o donne che siano. Certo, se poi vogliamo giocare, ipotizzare, intuire, allora possiamo dire qualunque cosa. Ma per favore non cerchiamo il femminismo peggiore anche laddove non c’è.

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