Dopo l’ennesimo articolo sulla disparità dei sessi, sul maschilismo italico, sulle differenze di genere, sull’inferiorità/superiorità delle donne e degli uomini, sul gap di genere e sulla distanza fra Venere e Marte, mi sono ritrovata immersa in un oceano di negatività che nemmeno nel mio terrificante ufficio riesco a ritrovare.

E mi sono chiesta: ma perchè deve essere sempre tutto così pesante?!? Perchè quando si discute di questioni di cui sopra il tono è sempre poco meno che lugubre e la vena molto più che polemica?

Non so, a volte mi chiedo se abbiamo davvero ragione di questo malumore diffuso. Oddio, sì, motivi ce ne stanno per non essere contente. Però forse, proprio perchè lamentiamo spesso al genere maschile un’immaturità diffusa e dilagante, dovremmo essere meno musone e più propositive.

Si dice “chi ha il cervello lo usi”. Bene, dato che reputiamo di avere maggiori connessioni neurali nonostante le dimensioni più contenute della scatola cranica, io proporrei questo: perchè non affrontare le differenze di genere con maggiore positività? Con più ironia, con meno rabbia, senza troppa malizia, con una risata in più piuttosto che con una in meno, con soluzioni anziché problemi.  Tanto dietro alla risata c’è sempre la verità, quella che fa anche male, o no? Tanto vale dirla con la bocca all’insù.

Il nostro mantra deve essere “accettare le differenze oggettive come arricchimento“. Prima o poi ce ne convinceremo, il cervello funziona anche così, allenandolo a credere in qualcosa anche se non esiste (cfr. il mito della caverna del caro vecchio Platone).

Ovviamente gli stessi principi non possono essere applicati a temi ahimè decisamente più gravi e imperdonabili, come la violenza sulle donne o il femminicidio. Lì nessuna pietà, altro che positività.

Per tutto il resto però cerchiamo di fare più ginnastica facciale (oltre che da letto). Almeno sfatiamo un po’ il mito delle antipatiche pesantone senza speranza (e continuo sui clichè uomo-donna…ma perchè non guarisco?!?)

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