Preservare la fertilità femminile con il congelamento degli ovociti: si chiama social freezing e sempre più donne ne fanno ricorso per poter rimandare la maternità senza compromettere la possibilità di diventare mamma a causa dell’età.

Se assicurare la fertilità era finora possibile solo nelle cliniche estere, da oggi in poi si potrà ricorrere al social freezing anche in territorio italiano, precisamente a San Marino, dove presso il Bioscience Institute è stata allestita una banca di conservazione.

Che cosa spinge una donna a rimandare una gravidanza? Carriera e stabilità economica: ecco le priorità che, spesso, rendono problematico il concretizzarsi del desiderio di maternità nelle donne in età fertile, le quali tuttavia vogliono tutelarsi consapevoli del calo delle possibilità di concepimento dovuto all’orologio biologico.

Dopo il compimento dei trentacinque anni, infatti, rimanere incinta in modo naturale può essere difficoltoso, e spesso si ricorre alle terapie artificiali. La banca di conservazione, invece, tiene al sicuro i gameti femminili della donatrice per un anno, al costo di 3000 euro e solo per uso personale.

Significa che, al momento opportuno, la donatrice richiederà gli ovociti depositati per avviare un trattamento di fecondazione usando i suoi gameti “giovani”, preferibilmente donati tra i 25 e i 30 anni. Unico limite imposto da parte della clinica, è la conservazione di ovociti appartenenti a donne che non hanno superato i quarant’anni. Andrea Borini, della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina Riproduttiva, commenta così questa tecnica.

«Un’opzione in più per la donna, che può essere costretta a rinviare la maternità per motivi sociali e questa è una strada per non rinunciare del tutto. La tecnica di crioconservazione e scongelamento degli ovociti anche se ritenuta ancora sperimentale garantisce buoni risultati».

Fonte: Corriere