Alla vigilia della Festa della donna arriva il rapporto Anmil che mostra la situazione del lavoro femminile in Italia, dedicato alla delicata tematica degli infortuni e della disabilità nel mondo dell’occupazione rosa.

Donne, lavoro e disabilità: fra sicurezza e qualità della vita”: il rapporto Anmil ha un titolo importante che riassume alcuni valori fondamentali per le donne, ancora più sentiti in una giornata come l’8 marzo. I dati mostrano il calo degli infortuni sul lavoro che hanno le donne come protagoniste (il settore della sanità è in cima alla triste classifica), tuttavia c’è ancora molto da fare per attivare politiche di tutela e sostegno a favore del lavoro femminile, soprattutto per i soggetti disabili.

Le cifre, tuttavia, illustrano un fenomeno in crescita: la maggior parte degli incidenti che hanno vittime le donne avvengono nel tragitto dal luogo di lavoro verso casa, e viceversa. Un dato importante che cela alcune gravi carenze legate alle difficoltà di conciliazione tra lavoro famiglia. A far crescere la media degli infortuni “in itinere”, infatti, sono anche i ritmi di vita troppo frenetici, come anche l’accumularsi di impegni lavorativi e familiari spesso gestiti in totale solitudine, per la mancanza di servizi adeguati e per l’impossibilità di usufruire della tanto agognata flessibilità.

«Per la donna la probabilità di subire un infortunio in itinere è superiore di ben il 50 per cento rispetto a quella del collega uomo. Per le donne che lavorano il pericolo più diffuso è rappresentato dal percorso che si effettua per recarsi o tornare dal posto di lavoro.»

Il rapporto dell’associazione parla chiaro, puntando il dito contro lo stress quotidiano al quale le donne sono spesso sottoposte per portare avanti il proprio percorso professionale e la cura dei familiari. Ma una delle priorità in materia di sicurezza sul lavoro è soprattutto la tutela delle lavoratrici disabili, come sottolineato dall’Anmil.

«La tutela della salute e sicurezza sul lavoro delle persone disabili a oggi sembra ancora limitarsi alla necessità di abbattimento delle barriere architettoniche e alla predisposizione di piani di evacuazione e sicurezza a hoc. Nelle nome di settore non sembra ancora delinearsi un approccio improntato ai criteri di accessibilità e inclusività che tenga conto delle differenze di genere e del loro impatto sull’organizzazione del lavoro e della qualità della vita dell’individuo disabile.»