La Festa della donna è l’occasione giusta per ricordare al mondo che il genio nel tempo è stato anche donna. La musica femminile non è stata sempre data per scontata nei secoli, basti pensare che al posto di rockstar e popstar, in passato la voce da soprano era affidata agli evirati, che nella lirica facevano le voci da soprano. Trascorsa questa tradizione barbara, è nel ‘900 che le donne hanno iniziato ad approcciarsi alla musica con un ruolo da protagonista, con una sola eccezione molto celebre, la regina Maria Antonietta d’Asburgo Lorena.

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Una vera e propria rivendicazione femminile all’arte e alla musica si ebbe infatti durante il secolo breve. È infatti ai suoi inizi che nacquero le rivendicazioni che poi fecero nascere la Festa della donna, a opera della comunista Rosa Luxemburg.

Si iniziò con cantanti che erano anche attrici e nacque la rivista, vista male da coloro i quali erano un po’ troppo tradizionalisti: le donne, considerate in precedenza solo come oggetto del desiderio, come le ballerine di can can, avevano una voce, e che voce. Ma nel secondo dopoguerra questa voce fu affidata soprattutto ad attrici di rivista che costituivano un trait d’union con il passato e le cantanti di musical, anche cinematografico. Voci come quelle di Judy Garland, Lauren Bacall, Angela Lansbury, Vivien Leight, furono oscurate da due attrici-cantanti, che nel secondo dopoguerra riuscirono a eclissare tutte le altre, come l'”atomica” Rita Hayworth e Marilyn Monroe. Quest’ultima, cui si è ispirata anche {#Madonna} con la sua voce da bambina, riuscì a incarnare il sogno segreto degli uomini di tutto il mondo, con una fama che sfida il tempo.

Bisogna attendere il rock per avere una donna caucasica che divenisse veramente un’icona. In Italia, Nilla Pizzi aveva già trionfato da tempo al Festival di Sanremo con “Grazie dei fiori”, e intanto proliferavano le cantanti donne, come Nada, un tempo cantante-ragazzina, e “casco d’oro” Caterina Caselli, Iva Zanicchi e altre. Ma la vera rottura sarebbe giunta da oltreoceano, da Janis Joplin, che aveva fatto tesoro dell’esperienza delle colleghe afroamericane come {#Aretha Franklin} e Etta James, cui la musica non era interdetta, essendo considerata la loro “musica del diavolo”.

Non è facile diventare un’icona musicale, né essere al tempo stesso una “factory girl”. Lo doveva ben sapere Nico, al secolo Christa Paffgen, cantante di origine tedesca che riuscì a destreggiarsi in un gruppo di uomini come i Velvet Undergound, divenendo per un periodo parte integrante della factory di Andy Wharol. Con i Velvet Underground, Nico incese uno dei migliori album della storia della musica, mentre un suo da solita, “Desertshore”, è considerato a tutti gli effetti uno dei dieci migliori dischi mai incisi da donne o uomini. Il pezzo che segue è con i Velvet Underground, la suggestiva e romantica “I’ll be your mirror”

Gli anni ’80 e ’90 però saranno la vera era delle donne nella musica, con la nascita delle popstar. A capeggiare questa rivoluzione proprio Madonna, ancora oggi amata da milioni di persone per la sua capacità ad adattarsi al tempo e alle mode. Citata nei film e nella letterature, Madonna, rappresentava nell’immaginario collettivo degli Eighties il sogno americano, quello della ragazza oriunda italiana, che conosceva l’arte ma non la metteva da parte. Il tutto condito con un tocco di sensualità, che non guastava, perché in fondo il sesso cantato da Madonna era devoto alla parità di scelta.

Sono tanti i nomi che si potrebbero fare della cantanti e delle cantautrici italiane e straniere (tra le più “politiche” vale la pena di citare {#Lady Gaga}, Dolcenera, Emma Marrone, Aimee Mann, April March, Bjork, Patti Smith e Courtney Love) che ci sono nella scena musicale, anche se poi dal punto di vista strumentale forse gli Stati Uniti sono avanti rispetto agli altri, con la bassista Kim Gordon e la batterista e Meg White. Ma la causa femminile non è mai passata di moda, sia nei diritti che nell’amore. Per cui vale la pena chiudere con una canzone della bravissima Carmen Consoli di qualche anno fa, “Besame Giuda”.