Feste commerciali. E’ la definizione ormai onnipresente in quasi ogni occasione del nostro calendario festivo. Il Natale, la Festa della Donna, San Valentino, e potrei continuare.

Ma la Festa della Mamma no, non si porta dietro questo triste appellativo: la Festa della Mamma pare provenire da una dimensione altra, lasciata intatta dal consumismo pur rientrando perfettamente nel quadro di quelle occasioni in cui un regalo sembra d’obbligo.

La Festa della Mamma celebra la Donna forse nel modo più universale e condivisibile da tutti: nessuno può sottrarsi dal celebrare la propria mamma, nemmeno i maschilisti.

Certo una Donna può realizzarsi anche senza diventare Mamma. Ma quando succede la Vita in qualche modo esplode. O almeno è quello che penso di intuire.

Io non sono mamma e non ho ancora deciso se lo diventerò mai. Dunque vivo la Festa della Mamma da figlia. Una figlia unica, lontana, con una mamma unica, lontana e purtroppo sola, e che dunque vale doppio e che andrebbe doppiamente festeggiata, il 12 maggio 2013 e tutti gli altri giorni della mia vita.

Eppure a volte è difficile. E’ difficile esprimere amore, dimostrare riconoscenza, mettere da parte rancori inconsci. E’ complicato sopportare i difetti ed è doloroso scoprirsi uguali nelle debolezze. E’ quasi impossibile accettare l’inevitabile avanzare dell’età, la perdita di qualche colpo, il fisico che abbandona la sua parte da soldato forte e sicuro a cui aggrapparsi. E’ brutto accorgersi che i ruoli si stanno invertendo e che sei tu a dover sostenere lei.

La paura di perdere una persona cara è divorante; la paura di perdere una mamma è sicuramente peggio. Ed è quella che inconsciamente ci fa arrabbiare, impedendoci a volte di mostrare serenamente tutto l’amore che lei si meriterebbe.

Poi penso al giorno in cui potrei diventare io una mamma; penso a quando mi ritroverò sola, con una figlia lontana, assalita da acciacchi, malattie, paure; penso a quando farò un bilancio della mia vita, mettendo sul piatto il fatto che avrò sacrificato gran parte di me e della mia anima per un’altra creatura, che potrebbe anche non capire fino in fondo i miei sforzi, le mie rinunce, la mia totale dedizione.

E allora penso che, oltre a quel libro e a quel biglietto che le farò arrivare, il regalo più grande che posso fare alla persona che più di ogni altra al mondo è ciecamente innamorata di me, è quello di impegnarmi a comprenderla. Cercherò di liberare il mio amore per lei, sforzandomi di superare muri e incomprensioni. Spero così di restituirle un pizzico della vita che lei mi ha regalato senza nemmeno pensarci.

Fosse mai che questo mio buon proposito possa essere uno spunto per chi, come me, prova e sente, ma senza saper dimostrare.

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