“Scusa ma non verrò. Non mi piace festeggiare l’8 marzo“. Questo l’sms di un’amica dopo il mio invito a una cena al femminile. E la cosa mi ha fatto riflettere per l’ennesima volta sulla solita questione.

Quella che più o meno si ripresenta a Natale, a San Valentino, alla festa del Papà o alla festa della Mamma: che senso ha una festa di un giorno? Ci si ama tutti i giorni oppure non ci si ama per niente, coppie, mamme, papà; e, come se non bastasse, il lato commerciale di queste ricorrenze rovina tutto.

Sono stufa. Ecco l’ho detto. Sono stufa di sentire le chiacchiere di cui sopra. Provincialotta commerciale? Forse. Ma, qui lo dico e qui lo nego, a me festeggiare piace. Che siano la mamma, l’innamorato o il vicino di casa.

Certo, ci sono persone o situazioni che andrebbero celebrate ogni giorno della propria vita. Ma allora cosa ci vieta di farlo anche in un giorno particolare, senza per questo pensare di violare qualche alto valore morale?

La festa delle donne ha un significato preciso, vuole celebrare una disgrazia che tutti conosciamo e che ci ricorda continuamente che le donne hanno lottato anche a costo della vita per i loro diritti. Ora: quel significato si è perso? Fra i piatti di una cena o fra le risate di una bella compagnia?

Bè, sarò superficiale e forse anche folle. Ma secondo me no, il significato non si è perso. Lo ricordiamo ed è tutto quello che ci serve. Trovare poi un modo divertente per celebrarlo a mio parere non è eresia. Ridere non è reato, anche e soprattutto se lo si fa seriamente, come diceva il grande Albertone.

Alla fine ridere è l’unica medicina che ci resta. E festeggiare, l’8 marzo, il 9 giugno o il 10 settembre, è uno dei tanti modi per farlo. Divertitevi, la vita non chiede altro per essere celebrata, in tutte le sue manifestazioni. Divertitevi, anche alla festa delle donne, anche con lo spogliarellista, anche pensando che qualcuno si è sacrificato proprio per darci la possibilità di sorridere. Divertitevi perchè è l’unica maniera per non mancare di rispetto alla Vita, e anche alla morte. Le questioni di principio servono a poco.

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