Inizia sotto i migliori auspici la 6ª edizione del Festival Internazionale del Cinema di Roma, grazie alla presentazione di “The Lady“, il nuovo film del regista francese Luc Besson dedicato alla vita della politica e pacifista birmana Aung San Suu Kyi.

Fuori concorso, la pellicola è un perfetto ritratto che ripercorre dall’infanzia, segnata dall’assassinio del padre – il generale e politico Aung San – quand’era ancora in tenera età, fino alla liberazione del avvenuta il 13 dicembre del 2010, dopo anni agli arresti domiciliari a causa della pressante dittatura instauratasi nella sua nazione.

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Ad aprire la conferenza stampa di questa mattina è stato proprio il regista, il quale ha sottolineato la ricerca e il rispetto più totale della realtà nella descrizione degli avvenimenti e degli ambienti, ricostruiti in maniera quasi maniacale dalla troupe.

«Ci siamo impegnati al massimo per cercare di avvicinarci il più possibile alla verità. Abbiamo girato nell’appartamento in cui viveva, […] ci siamo impegnati al massimo per assicurare il massimo risultato. Devo confessare che quando ho iniziato a studiare il personaggio non ero tanto sicuro che mi fosse molto simpatico. Quando poi ho conosciuto la sua storia, non volevo che qualcun’altra facesse questo film; per questo ho detto “devo farlo io”, è una cosa viscerale.»

Besson ha anche sottolineato l’incertezza che ha accompagnato tutta la lavorazione del film, fino alla liberazione avvenuta quasi in contemporanea con le riprese della scena che ha impegnato Michelle Yeoh, l’attrice cino-malese che per l’occasione ha vestito i difficili panni della pacifista costandole anche l’espulsione dalla nazione birmana. La Yeoh ha accettato subito la sfida proposta da Besson, nonostante le grandi difficoltà affrontate in fase di preparazione, come l’apprendimento della lingua birmana, in nome di un film definito dagli stessi attori “un atto d’amore”:

«Luc ha detto: devi essere in grado di parlare in inglese come parlerebbe lei, avere il suo stesso stile e nel camminare… e poi mi ha detto che dovevo imparare il birmano. Credo che nel film molto di quello che sappiamo di lei lo vediamo attraverso il suo sguardo, non attraverso le sue parole. Ho trascorso ore e ore a esaminare con David (Thewlis, l’attore britannico che interpreta il marito Michael Aris) l’archivio video e a volte mi è capitato di vedere una reazione sul suo volto che poi dovevo inserire nelle scene, insieme ad altri pezzi del mosaico.»

Anche lo stesso David Thewlis, presente sul red carpet del Festival, ha speso alcune parole sul suo personaggio, il marito di Aung San Suu Kyi scomparso a soli 53 anni a causa di un tumore. Un rapporto autentico, profondo, capace di resistere anche ai lunghi periodi di separazione, intervallati solo da lettere e brevi telefonate prontamente interrotte dalla dittatura, alla quale sono stati costretti durante il periodo di arresti domiciliari della donna in Myanmar.

«Non sapevo nulla su questo uomo e all’inizio non avevo ben capito cosa avrei fatto nel film, un politico, un ambasciatore… Poi sono rimasto colpito da come esprimeva la sua angoscia e il suo dolore, allora ho cercato d’immaginare come abbia potuto rinunciare a una vita normale per sua moglie e per la sua lotta in favore del popolo birmano.»

Anche la musica fa la sua parte in “The Lady”, con una colonna sonora di tutto rispetto capace di rievocare le atmosfere e le sensazioni della pellicola. Tra i brani, compresa la melodia al pianoforte che l’Orchidea d’acciaio suona al pianoforte in più occasione; compare anche “When Love comes to town” degli U2 di Bono, negli ultimi anni personaggio di spicco che si è impegnato a fondo per la liberazione di Suu; Besson riesce anche a ritagliargli uno spazio sulla maglia del figlio più piccolo, Kim, che sicuramente non passerà inosservato allo sguardo dei fan della band irlandese.

A chi gli chiede dell’Oscar, Besson risponde così:

«L’Oscar? Qualunque attenzione possa ricevere Aung San Suu Kyi è benvenuta. Sarebbe davvero importante per Suu, affinché i riflettori su di lei non si spengano».