Con il Festival Internazionale del Film di Roma quasi agli sgoccioli, c’è il tempo per altre due attesissime produzioni di casa nostra: “Someday this pain will be useful to you” di Roberto Faenza e “La kryptonite nella borsa” di Ivan Cotroneo. Accolti entrambi con entusiasmo dal pubblico presente all’Auditorium, i due film, di cui solo il secondo è in concorso, si sono aggiunti agli altri sei film presenti nella selezione ufficiale della sesta edizione.

Galleria di immagini: Film e protagonisti al Festival del Cinema di Roma

Fuori concorso e tratto dall’omonimo romanzo di Peter Cameron, “Someday this pain will be useful to you” ha tutte le carte in regola per essere un film dagli intenti formativi. Un ritratto appassionato di una New York contemporanea, vista attraverso lo sguardo critico di Toby Regbo, giovane attore che interpreta il protagonista James, adolescente in crisi d’identità e sessuale. Con un cast spettacolare di premi Oscar tra cui Marcia Gay Harden e Ellen Burstyn, oltre a Peter Gallagher, Stephen Lang, Lucy Liu e Deborah Ann Woll, e i costumi di un’altra vincitrice degli Academy Awards Milena Canonero, Faenza dirige con sapienza una pellicola indirizzata soprattutto ai giovani senza però scontentare gli adulti.

Dai toni completamente diversi e decisamente più vivaci è “La kryptonite nella borsa”, il film diretto da Cotroneo e tratto dall’omonimo romanzo del regista pubblicato nel 2007, una divertente commedia corale con, solo per citarne alcuni, Valeria Golino, Luca Zingaretti e Fabrizio Gifuni. In una pittoresca e stralunata Napoli del 1973, la vita del piccolo Peppino Sansone, interpretato dal giovanissimo Luigi Catani, e della sua affollata quanto scombinata famiglia viene sconvolta dalla morte del cugino più grande Gennaro, convinto di essere Superman. Dalla scoperta della triste notizia il piccolo, già poco avvezzo alle amicizie scolastiche a causa di un grande e vistoso paio d’occhiali, trova rifugio nella fantasia del suo amico immaginario: proprio il cugino, ritornato ad aiutarlo nelle vesti di un supereroe napoletano dai poteri piuttosto traballanti. Romantica e delicata al punto giusto, la pellicola esce almeno in parte dai canoni da Festival, regalando risate senza per questo doversi addossare l’etichetta di commedia leggera ma insipida. Spettacolare poi la sequenza in cui Peppino, sulle spalle del cugino/supereroe, sorvola Napoli sulle note di “Life on Mars” di David Bowie; una delle scene destinate a diventare una dolceamara icona del film stesso.

L’ultimo film in concorso presentato ieri a Roma è il cinease “Love for life”, dramma orientale con la regia di Gu Changwei con l’ormai internazionale Zhang Ziyi, già protagonista del blockbuster “Memorie di una Geisha” e “La foresta dei pugnali volanti” solo per citarne alcuni, e una delle star musicali più note in Asia, il cantante e attore di Hong Kong Aaron Kwok. Incentrato sull’arrivo dell’AIDS in una comunità di un piccolo villaggio cinese, Gu Changwei narra la storia d’amore tra De Yi e la bellissima Qin Qin; un amore viscerale ma destinato a breve vita, a causa della malattia contratta da entrambi per il traffico illecito di sangue che ha portato la malattia. Una vera e propria tragedia, arricchita da delicate e romantiche tinte rosa che avvolgono il personaggio della Zhang, per un film che ben riesce ad accostare il romanticismo alla drammaticità anche grazie alla regia vista attraverso gli occhi di un direttore della fotografia, come non ricordare in merito la nomination all’Oscar per “Addio mia concubina” di Chen Kaige, che sa bene come scuotere i sentimenti degli spettatori.